Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

“DICOTI NERD!” (parte prima)

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Dopo la scottante rivelazione del post precedente, la mia infanzia trascorreva tranquilla… e noiosa. Dio, quanto noiosa! La mia frase persistente era: “Mamma, mi annoio”. Abitavo in una piccola via di un piccolo paese di provincia, e non c’erano vicino a me bambini della mia età con cui giocare; mia madre, dal canto suo, non voleva mandarmi all’asilo per tenermi in casa con sè (sì, era un filo -ma proprio un filo- possessiva, ed il tempo non l’ha migliorata, credetemi), quindi i miei primi 4 anni sono trascorsi in casa praticamente da solo.

Cosa può fare, a questo punto, una povera donna vessata dal figlio lamentoso? Leggergli delle favole, ovvio! Ma hai voglia ad avere così tante favole da leggere in 4 anni: nemmeno tutto il libro de “Le Mille e Una Notte” è sufficiente, ed io avevo un’ottima memoria, per cui al secondo racconto della medesima novella immediatamente sgamavo la disperata genitrice. E fu così che, per necessità, dai normali racconti passammo a loro: i fumetti!

Ricordate il famoso cugino a cui sarei assomigliato da infante? Sì, quello che mi stava pure un po’ sul culo. Bene, guadagnò ai miei occhi immediatamente qualche migliaio di punti nel momento in cui si scoprì che acquistava, più o meno regolarmente, Topolino e, non collezionandolo, decise di passarne dei numeri ai miei genitori per quel figlio (io) sempre più affamato di fantasie, racconti e sogni. Ma, anche in questo caso, mia madre, forse perché i volumetti arrivavano con troppa poca frequenza per sfamarmi, forse perché non ricordava cosa aveva già letto e cosa no, cominciò a ripetermi le stesse storie. E, se in un libro la faccenda era un po’ più complicata, con un fumetto la mia curiosità e memoria cominciarono a lavorare alacramente per evitare queste continue repliche: imparai a leggere! A furia di sentire mia madre ripetere quegli strani segni incastonati tra le nuvole pronunciate dai personaggi che tanto amavo, cominciai ad associarli con le varie lettere e a distinguere un “Gulp” da un “Gasp” (iniziando quindi a correggere mia madre, che restò comprensibilmente basita). La prima volta che questo piccolo miracolo di autonomia avvenne, lo ricordo chiaramente, era estate, eravamo al mare, mia madre non vedeva l’ora di abbronzarsi senza dover continuare a leggere fumetti a me e faceva un sacco di errori! Per la cronaca, avevo poco più di 3 anni. Tutto questo ebbe, ovviamente, un effetto collaterale da me non previsto: mio padre, preso da un orgasmo intellettualistico, decise di farmi imparare a leggere, scrivere e far di conto ben prima di andare a scuola… Ma fu uno scotto da pagare in fondo da poco, perché mi permise di accedere in modo autonomo al meraviglioso mondo della parola scritta e, soprattutto, dei comics di (quasi) ogni forma e natura.

Intanto, la mia cultura crebbe immediatamente: solo chi non li conosce crede che i fumetti Disney siano un innocuo trastullo! In realtà nascondono possibilità infinite… Nella famosissima storia di esordio di Paperinik (“Paperinik, il diabolico Vendicatore” del 1969, che io lessi un paio d’anni dopo, credo fosse il 1971), ad esempio, mi colpirono due frasi, che non compresi del tutto: Paperino che inveisce contro Paperone dicendo: “Disgustosa ostentazione di plutocratica sicumera!” e, successivamente, “Sei uno spregevole schiavista!” (ci tengo a dire che quelle frasi mi colpirono al punto che le ho memorizzate da allora e mai più dimenticate; nelle varie riedizioni della storia, con l’avvento del politically correct, sono state anche modificate, con mio sommo dispiacere). Ora, non mi era molto chiaro il significato di “plutocratica sicumera”, per cui chiesi a mia madre cosa volesse dire una simile frase: lo sguardo terreo della poveretta si ripetè uguale solo nel momento in cui le chiesi come si distinguevano i maschietti dalle femminucce (ci arriveremo, tranquill*); mentre, anche se non ero sicuro sicuro di cosa volesse dire “spregevole schiavista”, mi era chiarissimo che si trattasse di un terribile insulto (insomma, lo diceva Paperino a Paperone! E Paperino è Paperino!), quindi, in un momento di infantile incazzatura nei confronti di mio padre, a mia madre che tentava di giustificarne il comportamento urlai: “Sai cos’è papà??? E’ uno spregevole schiavista!!!” Mia madre restò talmente sbalordita da non avere nemmeno la prontezza di darmi una sberla. TOPOLIN TOPOLIN VIVA TOPOLIN!

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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