Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

C’è tutto un mondo intorno

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Come si sarà capito dai post precedenti, mia madre, che come già detto era (è…) un filo possessiva, decise di tenermi attaccato a sè il più possibile, e fosse dipeso da lei probabilmente avrei avuto anche un precettore privato che sarebbe venuto ad insegnare direttamente in casa. Ma, ovviamente, non essendo realistico, si pose in famiglia il problema dei problemi: mandarmi all’asilo o no???

Mia madre, è chiaro, era ferocemente per il “no”! Strapparmi dalle sue amorevoli braccia prima del dovuto (ovvero dell’inizio della scuola dell’obbligo)? Mai! Mio padre, invece, era molto più pragmatico: entrando in contatto con il mondo esterno (perché esisteva un mondo, là fuori), mi sarei certamente ammalato (ci sono quelle fastidiose malattie infantili che all’epoca non prevedevano ancora nessun tipo di vaccino); ammalandomi, avrei perso fondamentali giorni di frequenza scolastica (il fatto che io sapessi già leggere, scrivere e far di conto era irrilevante); pertanto, meglio anticipare il tutto durante un innocuo periodo all’asilo, piuttosto che mettere seriamente a rischio la mia formazione rimandando il ferale momento del morbillo a quando avessi frequentato le ben più importanti scuole elementari! Vinse mio padre.

Così, come una Raperonzolo qualunque, fui strappato dalla mia torre dorata e buttato nel mare magnum della convivenza (più o meno) civile: insomma, feci il mio bravo debutto in società. Nella fattispecie, la “società” in questione era composta da nanetti e nanette tre-cinquenni che frequentavano il locale asilo gestito da (ebbene sì, ancora loro…) suore. Lo dico qui una volta per tutte: io non ho mai frequentato una scuola pubblica (salvo un anno di università, facoltà di Giurisprudenza) in vita mia, perché mica potevi mischiarmi col volgo! Vabbè vabbè dover per forza andare a scuola, ma almeno che fossero scuole di un certo livello (padre dixit).

La scoperta del fatto che esistevano elementi viventi e senzienti della mia stessa età con cui potevo interagire e, finalmente, giocare, fu per me una vera e propria folgorazione. Ricordo chiaramente un giorno in cui mia madre (caso, notate bene, che durante il periodo della scuola dell’obbligo non si verificò MAI PIU’) disse, speranzosa: “Se non vuoi andare all’asilo e vuoi restare a casa con me, non ti ci porto, eh”. Strabuzzai gli occhi, incapace di credere a quello che stavo sentendo: potevo restare a casa?! “NO NO! CI VADO, CI VADO!” Fu la mia ingenua e sincera risposta. Povera mamma, delusa in ogni sua aspettativa (e ancora non sapeva che fossi gay, che sarei entrato in convento, che ne sarei anche uscito… Insomma, ho dovuto abituarla alle delusioni con una certa gradualità, ma cominciando fin da subito: i genitori vanno educati il prima possibile).

Il cortiletto interno della scuola dove avrei frequentato asilo ed elementari

Il cortiletto interno della scuola dove avrei frequentato asilo ed elementari

Una piccola rivincita, però, mia madre la ebbe. Sin da quando avevo tre anni, mio padre iniziò a farmi ascoltare dischi, che collezionava affettuosamente, con brani di musica classica. Appena riuscii ad arrivare con le braccine abbastanza in alto da raggiungere il piatto, imparai a metterli da solo e a farli suonare quando volevo. Il mio preferito era Vivaldi con le sue “Quattro Stagioni”: lo ascoltavo fino alla nausea (di mia madre, che ogni tanto nascondeva il disco pur di non farmelo suonare più). Quando iniziai ad andare all’asilo, non si sa bene perché e percome, ai miei genitori venne in mente che mica potevo limitarmi a fare come tutti gli altri bambini: leggere, giocare, mangiare e dormire. No, io dovevo anche imparare a suonare uno strumento musicale, che si sa, nella vita può sempre servire! Generosamente, da parte loro, interpellato sulla scelta dello strumento in questione (su quella di imparare a suonare no, non fui interpellato, era un “si fà”, punto), mi venne spontaneo scegliere il violino, così amato nelle musiche vivaldiane ascoltate per tanto tempo. Ma lo strumento preferito di mia madre era il pianoforte. Inutile dirvi cosa iniziai a strimpellare a cinque anni, vero? In tutta onestà, il nostro sodalizio (mio e del pianoforte) fu lungo ed intenso: continuai a suonarlo fino ai 20 anni, con più che discreti risultati. Ad un certo punto, si pose anche la possibilità di andare al Conservatorio, ma si fecero altre scelte. Quando entrai in convento, fui costretto ad interrompere la mia attività artistica (si sa, il pianoforte non è esattamente uno strumento tascabile), ed ora ho perso ogni manualità. Quando torno a casa ci guardiamo (lui è ancora lì, in salotto) e ci sorridiamo complici, come due amanti che non fanno più l’amore ma il cui sentimento è rimasto immutato nel tempo.

Con l’asilo si concluse un primo, breve ciclo di vita, ed iniziò un nuovo pezzo di strada, come la nostra mai dimenticata CandyCandy che ad un certo punto dovette lasciare l’amata Casa di Pony. Ma (indovinate un po’) questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata un’altra volta (nel prossimo post… coming soon).

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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