Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Bulli e pupi

Lascia un commento

Il mio entusiasmo iniziale per la nuova scuola, con negozietti e giovani chierici barbuti, si scontrò presto con un’altra ben più dura realtà: i miei compagni di classe. Intanto, ero passato da una classe a prevalenza femminile (22 a 8) ad una ESCLUSIVAMENTE maschile; sì, perché all’epoca a Valdocco erano ammessi solo i maschietti, secondo quel sano principio ottocentesco di donboschiana memoria per cui maschi e femmine, specie nel pruriginoso periodo adolescenziale, dovevano restare rigorosamente separati (infatti, di fronte alla Basilica, sulla stessa piazza, si affacciava ed ancora adesso esiste l’equivalente istituto per donzelle, gestito dalla controparte femminile dei Salesiani, ovvero le Figlie di Maria Ausiliatrice). In secondo luogo, cosa ben più complessa e per me inaspettata, ero improvvisamente diventato il “barotto”.

Dicesi “barotto”, italianizzazione del termine piemotese “baròt”, il classico contadinotto un po’ rinconglionito, che viene a contatto con i ben più forbiti ed educati cittadini. Ora, definire i miei compagni “forbiti ed educati” è come dire che Mussolini amava raccogliere tenere margherite di campo. Ma, certamente, io ero molto più ingenuo e meno scafato di loro su tante cose… prima fra tutte, indovinate un po’, il sesso. Catapultato, come una specie di Alice, non nel Paese delle Meraviglie, ma in quello degli sconvolgimenti ormonali adolescenziali, non avevo nessuno Stregatto che mi facesse da guida, quindi ero facile preda di tutti i frizzi, lazzi e sollazzi dei miei tutt’altro che amati coetanei. Non solo: essendo cresciuto sostanzialmente all’ombra materna e di quell’enorme corte dei miracoli matriarcale che era la mia famiglia, avevo un modo di fare ed una timida insicurezza che mi rendevano facile bersaglio di tutte quelle piccole e grandi cattiverie di cui sono innocentemente (più o meno…) capaci i ragazzini di quell’età. Ah già, poi c’era il piccolo particolare che ero gay: IO non lo avevo ancora capito (e sarebbe passato ancora molto tempo prima che questo accadesse), LORO assolutamente sì!

Morale della favola: restai quasi del tutto isolato dal gruppo. Ricordo perfettamente che avevo instaurato un principio di amicizia con un mio compagno, con cui frequentavamo anche lo stesso gruppo dedito ad attività liturgiche (che cazzo fossero le attività liturgiche non lo avevo proprio capito, quando avevo dovuto scegliere un gruppo di attività extra-scolastica, altrimenti la mia scelta sarebbe probabilmente stata diversa… Ma gran parte della mia decisione fu dettata dal fatto che a gestirlo c’era il barbuto don Giuliano del post precedente); il primo mese eravamo inseparabili, il secondo mese notai da parte sua una certa freddezza, il terzo mese si rifiutò di continuare a frequentarmi dicendo: “Per fortuna GLI ALTRI mi hanno fatto capire che cosa sei” (sottolineo: “cosa”, non “persona”, “ragazzo”, “compagno”…”COSA”). Ovviamente al momento non ho capito che intendessero dire GLI ALTRI, ma il risultato fu che mi ritrovai nuovamente solo. Non ne parlai nemmeno con mio padre, che per tutti i tre anni di medie rimase fermamente convinto che questo mio compagno ed io fossimo i Best Friends Forevah: da una parte non volevo che pensasse che suo figlio era un disadattato, dall’altra in qualche modo cominciavo ad incolpare lui e mia madre della mia situazione, quindi preferivo gestirmi le mie cose per conto mio.

Capii che tutto questo aveva a che fare con un mio presunto atteggiamento sessuale quando, durante una lezione, il mento appoggiato sulla mano ad ascoltare il professore, un mio compagno, guardandomi, disse ad un altro (ed a me, ovviamente) sogghignando: “Guarda se non è una posizione da lesbica, quella!” Lesbica? Cos’era una lesbica? Non avevo mai sentito quel termine, e la richiesta di spiegazioni, fatta con assoluta innocenza (ok, non ero proprio sveglio), suscitò tante di quelle risate da obbligare il professore a richiamare con forza l’attenzione.

Nell’arco dei tre anni di scuola media le cose andarono leggermente migliorando: intanto, io mi feci un po’ più furbo, poi i miei compagni, crescendo, persero in parte quell’atteggiamento tipico da branco in preda a scompensi ormonali e, ovviamente, conoscendomi meglio apprezzarono almeno alcuni miei aspetti (la mia secchionaggine, per esempio, era molto gradita ed utile specie durante i compiti in classe). Ma non fu certo un periodo facile da gestire, ed ammetto che quando, anni dopo, fui invitato alla classica rimpatriata/cena di classe stracciai senza nemmeno pensarci una volta il cartoncino ricevuto.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...