Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Questo piccolo grande amore (parte seconda)

2 commenti

Quel famoso nascondino mi rimediò un sonoro ceffone da parte di mia madre. La genitrice era facile alle sberle, che non aveva mai particolarmente lesinato. Capitò una volta, in casa di amici di famiglia, che, innervosita per non so quale motivo (avevo circa 4 anni), mi mollasse uno spataflone in faccia, facendomi ovviamente piangere. Il patriarca della famiglia ospite la guardò con occhi di fuoco: “Guai a te se lo rifai un’altra volta davanti a me!” fu la sua sdegnatissima reazione. Mia madre ammutolì, in quella casa fui sempre salvo, ma di norma quella regola altrove non valeva.

Anche quella sera non fece eccezione: ero stato lavato, cambiato e profumato come le lenzuola stese al sole, per la famosa passeggiata post-cena. Ma il gioco, le corse, l’eccitazione per aver conosciuto Eliana avevano creato un effetto-sudore per cui sembrava mi fossi immerso in mare completamente vestito. “Guarda come ti sei conciato! Non so chi mi trattenga dal darti una sberla!… Anzi, lo so: nessuno!” SCIAF. Sinceramente, me ne fregai altamente: che male può fare un ceffone il giorno in cui hai conosciuto il tuo primo, grande amore? Cambiati (di nuovo) i vestiti, finalmente uscimmo, ed è superfluo dire che alla passeggiata si unirono Eliana e la sua famiglia (ovvero certamente una madre, credo un fratellino e non ricordo chi altri).

I giorni seguenti fummo logicamente inseparabili. In spiaggia eravamo insieme; a pranzo e cena eravamo insieme; a giocare eravamo insieme; solo a dormire non andavamo insieme, ma sinceramente non ci passava nemmeno per la testa: eravamo entrambi ancora troppo giovani e, diciamocelo, imbranati per pensare ad altro che non fosse il tenersi teneramente mano nella mano come i fidanzatini di Peynet, scambiandoci sguardi che causavano carie e, nei casi più disperati, coma diabetici dato l’elevatissimo tasso di zuccherosità presente, abbassando lo sguardo, le gote rosse, salvo poi cercarci immediatamente di nuovo con gli occhi, come avessimo paura che l’uno o l’altra potesse sparisse improvvisamente.

Una sera andammo al cinemino all’aperto locale: trasmettevano un inguardabile e famosissimo, ancora oggi, tra noi nerd, b-movie di Spiderman (http://www.ubcfumetti.com/mag/spidermovies.htm), ma ovviamente per noi il titolo in sé non era importante: ciò che contava era che andassimo al cinema insieme. Naturalmente “insieme” significava con tutte le rispettive famiglie, che per me comprendeva solo mia madre, per lei anche gli altri di cui sopra: non fosse mai che nelle nostre giovani menti preadolescenziali (e soprattutto negli organi più a sud dei cervelli) sorgessero strani impeti e voglie! Ad un certo punto, avvicinandoci allo spazio dove si sarebbe trasmessa la pellicola, lei tirò fuori dalla sua borsettina un paio di occhiali. UN-PAIO-DI-OCCHIALI, capite? “Ma sei miope anche tu?” chiesi meravigliato “Eh, sì…” rispose un po’ imbarazzata. Uccellini cominciarono a cantare, campanelli a suonare a festa ed io mi sentii la persona più felice della terra: era miope! Come ME! Era un chiaro segno del destino (l’ennesimo) che fossimo fatti l’uno per l’altra, ed il fatto che al mondo ci fosse qualche altro milione di persone miopi era un dettaglio del tutto irrilevante, che non scalfiva minimamente la nostra convinzione.

Ma, come recita De Andrè a proposito di Marinella, “come le più belle cose, vivesti solo un giorno, come le rose”. Non Eliana, naturalmente, ma la nostra storia d’amore eterna, che tanto eterna non poteva essere. Già le passioni estive hanno di solito vita breve, ma qui si parlava di 2 settimane di mare e, per di più, lei partì prima di me. Sì, essendo arrivata già da alcuni giorni quando noi iniziammo il nostro periodo, naturalmente ad un certo punto dovette andare via. Ed il mio mondo crollò. Quella mattina non andammo in spiaggia, per salutarla. In effetti, non ci salutammo affatto, perché eravamo entrambi muti, continuando a tenerci per mano come se quel gesto potesse improvvisamente interrompere il corso dei minuti che scorrevano inesorabilmente verso la sua partenza. Continuavo a guardare la sua auto che si riempiva di valigie, come se fossi immerso in una boccia di cristallo che si riempiva d’acqua, togliendomi il respiro. “Scrivimi…” supplicai. “Scrivimi…” implorò. “Su, su, vi scriverete e resterete in contatto” garrularono in coro le nostre madri. Poi l’auto partì, lei girata verso di me sul sedile posteriore, le mani schiacciate contro il lunotto, mentre io piangevo tutte le mie lacrime senza riuscire ad emettere un singhiozzo, lasciandole semplicemente scorrere lungo le guance. Degli ultimi 5 giorni di vacanza non serbo più alcun ricordo.

Finì anche per noi il periodo di mare, venne mio padre a riprenderci ed io cercai di recuperare i cocci del mio giovane cuore spezzato tornando a casa. Trascorsero alcune settimane, e nessuno mi scrisse. “Perché non le scrivi tu?” suggerì un giorno mia madre. “Non oso…” fu la prevedibile risposta. Purtroppo, in questo caso la regola dell’unduetremibutto non funzionava; e dentro di me ero sicuro che la stessa situazione si stava consumando chilometri più in là, in quel di Verona: la conoscevo troppo bene, per non sapere che non avrebbe mai avuto il coraggio di prendere, lei per prima, in mano una penna. L’estate finì, venne l’autunno, ricominciò la scuola e come tutte le piccole grandi delusioni d’amore giovanile anche questa passò. Ma mai, mai  venne dimenticata; ed ancora oggi, ogni tanto, mi chiedo dove sia Eliana, cosa stia facendo, se è felice; e, soprattutto, cosa sarebbe successo se, invece di un ragazzino timido, un intraprendente scrittore avesse avuto il coraggio di prendere in mano quella penna e mantenere i contatti col suo primo, piccolo grande amore, l’unico amore eterosessuale che abbia mai vissuto in vita mia.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

2 thoughts on “Questo piccolo grande amore (parte seconda)

  1. C’è bella storia! Tenera, ingenua, intensa, dolcissima. Una vera ricchezza che nessuno, mai, ti potrà togliere.
    Forse abbiamo vissuto tutti un momento così, nella nostra seconda infanzia o nella pubertà o anche dopo… Grazie per avercelo fatto ricordare!
    Andrea

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