Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Vacanze Romane (parte prima)

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Era il maggio dell’83: io frequentavo la Quarta Ginnasio, non riuscivo a partecipare agli incontri della famosa Diaspora per cause di materna forza maggiore, e per la Congregazione Salesiana ci fu un evento importantissimo: la beatificazione dei loro primi martiri, mons. Versiglia e don Caravario. imagesIn occasione della celebrazione in cui questo sarebbe ufficialmente avvenuto, la gita scolastica dell’anno sarebbe stata a Roma, dove avremmo partecipato ad una udienza papale in Sala Nervi e alla Santa Messa celebrata dal Papa, allora Giovanni Paolo II, restando sul sagrato di S. Pietro molto vicini a lui. Ero al settimo cielo!

Non ero mai stato a Roma (il massimo del Sud per me fino a quel momento, rispetto a Torino, era stata Bellaria-Igea Marina…), ma frequentando letture, da bambino prima, e studi classici, da ragazzo poi, era uno dei luoghi più affascinanti su cui mi capitasse di fantasticare. Oltretutto ci saremmo rimasti per 5 giorni, non molti, ma nemmeno pochissimi, per cui non stavo più nella pelle all’idea di visitare la Città Eterna. L’unico, grande, ENORME interrogativo era: sarebbe venuta anche mia madre?

La fortuna mi assiste, e la genitrice decise che tutto quel tempo era troppo da trascorrere lontano da mio padre, che da solo non era in grado nemmeno di far scaldare il latte per la colazione del mattino, per cui la sua partecipazione si limitò ad accompagnarmi in auto il giorno della partenza. Fino a quel momento, gli unici giorni in cui ero stato assente da casa erano quelli dei famosi ritiri spirituale a Combes d’Introd (vedi post precedenti), quindi la povera donna era in un comprensibile (per lei) stato d’agitazione. Talmente agitata che chiuse la portiera dell’auto dimenticandosi le chiavi all’interno… La disperazione, proprio! “Già devi partire, stai via per tutti questi giorni (cinque… erano cinque… vabbè) e adesso pure l’auto! Come faccio? Rompo il finestrino?” Si avvicinò il padre di un mio compagno “Mi scusi, signora, ho visto cosa è successo… Ha una forcina per capelli?” TLAC “Ecco fatto, portiera aperta.” “Ma come ha fatto?” Chiese la basita madre. “Ma sa, io abito a Porta Palazzo… ;)” Ora, per chi non fosse di Torino, dire a quei tempi “abito a Porta Palazzo” era l’equivalente del dire “svaligio case tutti i giorni”: era, infatti, il classico quartiere che si trova in ogni grande città, un po’ malfamato, variamente frequentato, che negli anni successivi sarebbe diventato anche un po’ pericoloso, aggregando gran parte dell’immigrazione soprattutto nordafricana clandestina torinese, e che di recente ha subito una grande opera di riqualificazione. E’ anche sede dell’omonimo mercato all’aperto, il più grande d’Europa. Fatto sta che da quel giorno mia madre una forcina tra i capelli se la porta ancora adesso (anche se non guida più… non si sa mai cosa può succedere).

Ringraziato con le lacrime agli occhi, non si sa se per la sua gentilezza o per la mia imminente partenza, il galante scassinatore, mia madre mi accompagnò al ritrovo con gli altri miei compagni e mi vide svanire velocemente sul pulmann che mi avrebbe condotto verso la Caput Mundi. Cinque giorni di libertà mi si paravano davanti, e non ebbi il benché minimo senso di colpa quando la salutai dal finestrino mentre mi vedeva allontanarmi come se stessi partendo per la guerra al fronte, invece che per una gita cultural-religiosa.

 

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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