Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Manager del domani

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Gli anni passavano, e venne il momento di lasciare la mia amata Valdocco per passare al livello superiore: il liceo. Il problema della scelta non si era mai posto: come il destino della principessa Aurora era segnato fin dalla nascita, e prevedeva la puntura con un fuso avvelenato che l’avrebbe fatta cadere in un sonno profondo fino all’arrivo del Vero Amore, così il mio sarebbe stato quello di frequentare una delle scuole più prestigiose di Torino, vanto ed orgoglio dei Salesiani, Valsalice.

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Il nome, vagamente romantico ed un po’ Oxfordiano, trae in inganno: non si trova, infatti, sulle rive di un fiume o di un lago, segnata da placidi salici piangenti che chinano le loro chiome sull’acqua, ma sulla precollina torinese, appena passato il Po, e come ogni Liceo che si rispetti è un luogo un po’ austero, reso all’epoca ancora più serio dalla totale assenza, come già a Valdocco, di esponenti del genere femminile. Ebbene sì, ancora una volta mi trovavo in un ambiente a totale tasso maschile, dove l’unica testimonianza di vita dotata di seni era la professoressa di Scienze, Chimica e Biologia, che oltretutto era anche giovane ed, ai nostri occhi, carina… il che lascia ben immaginare l’effetto che poteva avere sugli ormoni di giovani baldanzosi e completamente privi di altre bellezze muliebri. Del resto, il cliché della professoressa e dell’alunno è iscritto nel codice genetico di ogni maschio italiano, e consacrato da anni ed anni di film di Edwige Fenech ed Alvaro Vitali.

Ero ben contento di proseguire il mio percorso in ambito salesiano, perché ritenevo sarebbe stato di aiuto e conferma alle mie velleità vocazionali; senonché la prima doccia fredda arrivò proprio all’inizio del nuovo anno scolastico, alla cerimonia ufficiale a cui partecipammo noi nuovi arrivati (un po’ sullo stile dello Smistamento di Harry Potter, ma senza Cappello Parlante). Il Direttore dell’Istituto fece un lungo discorso su quanto fossimo fortunati a frequentare quell’Istituto (ok, normale, Cicero pro domo sua), di quante persone importanti ed insigni esponenti del mondo culturale e politico ci avessero preceduto (e vabbè, facciamo un po’ gli sboroni…) e che quindi noi dovevamo impegnarci al massimo, perché (e cito testualmente) “(in crescendo) destinati ad essere la classe dirigente del futuro, (quasi urlando) I MANAGER DEL DOMANI!” (scroscio di applausi, ego, e non solo, che si gonfiavano, e qualche lacrima di commozione da parte dei più sensibili).

Ok, qualcosa non mi tornava: va bene essere orgogliosi di quello che si fa, della storia che ci si porta dietro, dei risultati anche importanti raggiunti, ma eravamo pur sempre in un istituto religioso… non avremmo dovuto parlare più di etica, di spiritualità, di attenzione agli altri e di tutte quelle belle cose che avevo sempre sentito affermare essere i capisaldi dello stile salesiano? Che era ‘sta presentazione in stile televendita americana? Le mie perplessità divennero certezze nel momento in cui conobbi il parterre che costituiva il corpo docente e che mi avrebbe accompagnato (o sarebbe meglio dire con cui mi sarei scontrato) per i successivi tre anni.

Professoressa a parte (la cui presenza lì per me resta ancora oggi un mistero), l’età media era intorno ai 65 anni, con punte di 73. Ben diversi dai severi, ma bonari, insegnati di Valdocco, i loro omologhi della collina (sembrava di essere in un altro universo, altro che) presentavano caratteri e stili che definire bizzarri è un simpatico eufemismo. Il professore di Greco era una persona intelligentissima e dotata di una cultura immensa, ma si faceva chiamare “O Callistos”, che in greco significa “Il Meraviglioso”, ed era noto per darci un compito in classe a settimana, il cui risultato era una insufficienza generale tranna che ad una persona, giusto per non doverlo annullare: credo di non essere mai stato io quella persona. L’omologo di Latino ed Italiano pizzicava la erre, era timido e come molti timidi si difendeva assumendo un atteggiamento un po’ di scherno, un po’ aggressivo che lo rendeva decisamente più antipatico di quanto poi realmente sarebbe stato. L’insegnante di Matematica era anche il Preside della scuola, non era particolarmente odioso, ma, chissà per quale motivo, lui ed io non ci eravamo per nulla simpatici: già la materia non era tra le mie preferite, ma in quel triennio divenne davvero una tortura, non perdendo lui occasione per mettermi in difficoltà con un sadismo ed una costanza peraltro ammirevoli. Quello di Fisica era completamente pazzo: il più anziano tra tutti, parlava da solo durante le lezioni, muovendosi a scatti con le mani e la testa, ma non interrogava mai, dando a quasi tutti una insufficienza sulla pagella dei primi due trimestri, che si trasformava miracolosamente in una sufficienza a fine anno. Ma la vera battaglia avvenne tra me e il docente di Storia e Filosofia: sprezzante e sadico, si divertiva ad umiliare e mettere in imbarazzo chi tra noi era più facile al rossore, facendo battute discutibili per una persona qualunque, figuriamoci, ai miei occhi, per un sacerdote. Iniziai a disprezzarlo (laddove, invece, adoravo la materia che insegnava, Filosofia) ed a mettermi più o meno apertamente contro di lui ogniqualvolta ne avessi l’occasione, mentre lui, da parte sua, dimostrava praticamente sempre chi aveva il coltello dalla parte del manico.

Il risultato di tutto questo fu un crollo in verticale dei miei risultati scolastici: io, da sempre considerato un secchione e che potevo contare le insufficienze di tutta la mia carriera scolastica sulle dita di una mano, cominciai ad avere il rendimento di un Franti qualsiasi ed a scoprire un Andrea che non avevo ancora conosciuto: sprezzante dell’autorità, polemico, incurante dei danni che si sarebbe causato con le proprie mani, pur di difendere quelli che gli sembravano essere ideali irrinunciabili ed, in quel luogo, costantemente traditi. A cosa mi avrebbe portato tutto questo è, naturalmente, un’altra storia e la dovremo raccontare un’altra volta.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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