Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Aperto per ferie

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(Nota: questo articolo è ancora “fuori tempo”, nel senso che si riallaccia doverosamente a quanto accaduto nell’ultimo anno e segue, quindi, il post precedente, dell’ottobre 2014, ma non ancora quella che dovrebbe essere la normale consequenzialità così come l’avevo prevista all’inizio. Spero sia una delle ultime volte che accade…)

Dove eravamo rimasti? Ah sì, la situazione di mia madre… Allora, ecco cos’è successo nell’ultimo anno (circa) ed il perché del mio luuuungo silenzio.

Il 30 ottobre dell’anno scorso riportai mia madre alla Casa di Riposo di Rivarolo. Dell’impossibilità di tenerla a casa ho detto nell’ultimo post pubblicato in precedenza, e quindi non nego che tirai un sospiro di sollievo nel poter tornare ad una certa normalità, per quanto comunque disturbato dai sensi di colpa già descritti. Intanto, però, tutto l’accaduto aveva portato con sè una serie di conseguenze, alcune relativamente risibili, altre meno.

Intanto, la dieta. Da quasi due anni tentavo, faticosamente, di perdere una dozzina di chili, con notevole fatica, visti i miei ritmi lavorativi e quindi anche alimentari, molto irregolari. Ma, dato che la legge di Murphy è una realtà INCONFUTABILE, quando iniziò tutto il casino, a luglio, avevo APPENA RAGGIUNTO il mio obiettivo ed ero rientrato in quei 75 kg che non mi appartenevano più da almeno una quindicina d’anni. Inutile dire che l’arrivo in casa di mia madre sballò completamente sia il mio equilibrio, già alquanto precario, quotidiano, sia, soprattutto, i miei regimi alimentari. Quando la riportai a Rivarolo avevo già recuperato buona parte del peso perduto,ed il resto lo avrei ripreso da lì a poco (non avendo proprio più la voglia e “la testa” per ricominciare da capo). Addio ai soldi spesi (abbastanza), ai vestiti di una taglia in meno acquistati ed a un buon pezzo della mia autostima (ok, la cosa che mi scoccia di più sono i vestiti!!!).

Poi, gli esami e le visite mediche. Già mentre era a Torino sottoposi mia madre ad una serie di check-up necessari, visto che il suo medico curante non le aveva mai fatto fare nemmeno un esame del sangue. Senza contare, ovviamente, le visite di controllo per la frattura della spalla, le richieste per i pannoloni, la domanda per l’invalidità. Ecco, l’invalidità. Devo dire che da quando feci la richiesta a quando la chiamarono passò meno di un mese, un tempo davvero minimo. Così come minime furono le 3 settimane che dovemmo aspettare per avere l’esito. Avendo una maculopatia che la rende quasi cieca, una frattura della spalla che non si potrà mai più ricomporre e le renderà quindi l’uso dell’arto parziale per sempre, uno stato di demenza senile in aggravamento progressivo, le riconobbero il 100% di invalidità. Peccato che a questo NON corrispose ne’ il diritto ad un assegno di accompagnamento, ne’ il riconoscimento della Legge 104 (quella che concede 3 giorni al mese di permesso per poter seguire familiari malati) a me. Mi fu detto che per averli, ormai, è necessario avere PIU’ del 100% di invalidità… Praticamente, bisogna essere morti (ma a quel punto non te la riconoscono comunque, perché si ritiene che un defunto non ne abbia più bisogno).

Ora, essendo io figlio unico, avendo mia madre una pensione minima e la reversibilità di mio padre che superano di poco i 1000€ e ammontando la retta della casa di riposo a circa 1700€ al mese, si presentò un problema… Dei miei debiti e di come sono arrivati a contrarli ne parlerò diffusamente quando riprenderò le fila del discorso nel blog, ma per il momento basti sapere che, per poter pagare la retta mensile, dovetti vendere la casa dove abitava mia madre, con conseguenti ulteriori sensi di colpa. Sì, perché anche se certe cose mia madre non se le ricorda più, altre non le capisce, per altre ancora ha reazioni inimmaginabili (ad esempio, ha ripreso le care, vecchie abitudini di dare sonori ceffoni che aveva con me da bambino, solo che adesso ha iniziato a farlo nei confronti degli altri ospiti della struttura… una novella Calamity Jane), altre invece le capisce benissimo, e l’eventualità di vendere la casa è una di quelle a cui, è persino superfluo dirlo, si oppose con tutte le proprie forze (ed essendo co-proprietari al 50%…). Dovetti farmi firmare una procura, senza spiegarle ovviamente con chiarezza a cosa servisse, ma certo questo non aiutò la mia serenità interiore (nonostante lo facessi perché non c’erano oggettivamente alternative).

Ed in tutto questo, l’amata famiglia dov’era? A farsi beatamente i cazzi propri, mi verrebbe da dire, ma sarebbe (parzialmente…) ingiusto. Mio zio, fratello di mia madre, che i problemi economici proprio non sa cosa siano, pagò i primi due mesi di retta, dandomi modo di arrivare almeno a dicembre e prendere quindi la tredicesima che mi servì per pagare almeno una mensilità (l’alloggio sarei riuscito a venderlo solo a fine febbraio). “Dopodiché”, disse nell’ultima telefonata intercorsa tra noi lo scorso novembre “ti arrangi, perché quella è tua madre”. Che incidentalmente sia anche sua sorella pare essere poco rilevante, ma tant’è. Del resto, la Casa di Riposo si trova a circa 20 metri di distanza da dove abita lui, che però si guarda bene dall’andare a trovare mia madre, se non la domenica mattina, perché a lui “quel posto mette tristezza e non ci voglio stare”. No, perché invece a me mette una joie de vivre addosso che lèvati, proprio… Molto più presenti le mie cugine, nipoti di mia madre, che la vanno a trovare quasi tutti i giorni (e la riforniscono di abbondanti pacchetti di sigarette), ma a cui non posso certo demandare ne’ le questioni mediche ne’, men che meno, quelle economiche.

Situazione attuale. Lo scorso aprile abbiamo fatto una seconda visita per la richiesta di accompagnamento. Il fatto che mia madre abbia dato risposte assurde a tutte le domande poste sembrò essere incoraggiante  per la possibilità di ricevere l’assegno, ma il tutto si fermò perché non avevamo più fatto visite specialistiche dall’ottobre precedente che ne potessero certificare l’aggravamento. E perché non le avevamo fatte? Perché le avevamo richieste a gennaio, per trovarcele prenotate al 13 di agosto (…!). Al momento, quindi, sono in attesa di avere un riscontro degli esami effettuati solo pochi giorni fa. Vado da mia madre tutte le settimane (ovviamente, lavorando ed essendo a 40km di distanza, non posso fare molto di più) e la sento ogni sera al telefono (o, perlomeno, quando si ricorda di dover rispondere, perché spesso lascia suonare il cellulare a vuoto). Naturalmente, non perde occasione per ripetere, ormai quotidianamente, che è stufa, se ne vuole andare, si trova malissimo dove sta (mentre, sinceramente, è una struttura in cui gli ospiti sono davvero ben seguiti) e vuole tornare a Torino da me. Di tornare a casa sua a Rivarolo, invece, non fa mai cenno (stranamente… proprio…). Chiaro che tutto questo risulta snervante e psicologicamente molto difficile da gestire, per me, perché se da una parte c’è la consapevolezza di non avere nessun’altra alternativa (nemmeno una badante 24h al giorno sarebbe stata un’opzione percorribile, vuoi per i costi, vuoi per gli spazi in casa), dall’altra il perenne senso di colpa è ulteriormente acuito. Se tra i miei lettori c’è uno psicologo che vuole studiarmi come caso clinico, sono a disposizione: basta che paghi bene.

L’avevo già detto nell’ultimo post, ma con questo vorrei chiudere, almeno per un po’, il discorso di quanto accaduto negli ultimi mesi e riprendere il blog da dove lo avevo lasciato. Alcun* di voi si sono lamentat* della mia assenza: è molto gratificante e li ringrazio, vuol dire che un po’ di interesse l’ho suscitato. Vorrei, quindi, essere di nuovo presente con la cadenza precedente sperando che non capitino ulteriori imprevisti ad impedirmelo. Ma questa è un’altra storia, e nemmeno io so ancora in quale altra volta verrà raccontata.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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