Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Attento a ciò che chiedi, gli Dei potrebbero concedertelo… (Comunità Vocazionale salesiana: parte seconda)

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Avevo finalmente raggiunto il mio Eldorado, la Terra Promessa, l’Isola Che Non C’è! Ed era solo il primo passo verso il coronamento dei miei sogni, ovvero realizzare la mia vocazione e diventare salesiano, ciò che desideravo e per cui mi preparavo da anni! Ma sarebbe stato veramente così? E soprattutto, com’era questa famosa e misteriosa Comunità Vocazionale? (Nota: si suggerisce di leggere le parti seguenti con il sottofondo di “Aria sulla Quarta Corda” di Bach e con la cadenza di Alberto Angela)

Intanto, in realtà la comunità era divisa in due: seguendo l’impostazione del Liceo Classico, prevedeva un primo “biennio” ed un successivo “triennio”. Potrà sembrare strano, ma queste due parti erano severamente divise tra loro ed interagivano poco o nulla. Un po’ come nei videogiochi, noi del triennio eravamo il “livello superiore”.

E, all’interno di questo olimpo, l’empireo era costituito dai “pre-novizi”. Il noviziato è un anno rigorosamente di 365 giorni per Diritto Canonico (nel senso che se per qualche motivo se ne fanno di meno bisogna recuperarli, un po’ come a scuola), che prepara alla professione religiosa vera e propria, quella cerimonia in cui si prendono i voti, per intenderci. I pre-novizi erano quelli che, ormai giunti all’ultimo anno di comunità, si preparavano ad accedere, appunto, al noviziato l’anno seguente. In sostanza, erano all’ultimo livello, un po’ dei super-sayan. Visti come persone che avevano ormai quasi raggiunto il risultato tanto agognato, erano guardati con un po’ di timore reverenziale dagli altri, e venivano loro affidati alcuni piccoli incarichi di responsabilità da parte dei salesiani che facevano da punto di riferimento al’interno della comunità. Una via di mezzo tra una setta ed il servizio militare, insomma.

Quindi, io, saltando tutti i passaggi precedenti, entravo immediatamente all’ultimo livello, e mi trovavo, come sempre nella mia vita direi, a cavallo tra due situazioni opposte: da una parte, non avendo mai fatto parte della comunità prima, non avevo nessuna dimestichezza con tutta quella quotidianità che invece era ormai normale per gli altri; dall’altra, non solo ero già un pre-novizio, ma, oltretutto, l’unico che frequentasse la Scuola per Eccellenza: il Liceo Classico. Inoltre, l’ingresso raccontato nel post precedente non mi aveva certo giovato, quindi mi trovai eccitato e spaesato allo stesso tempo.

Eravamo circa una dozzina di giovani virgulti, e di questi tre pre-novizi. Completavano il quadro i nostri due responsabili salesiani: un giovane, Piero, ed un sacerdote un po’ oltre la mezza età, d. Gianni. I due erano come il giorno e la notte: aaaaaaalto (non per nulla amava giocare a basket), spiccio nei modi, schietto il primo; bassino, un po’ impacciato, molto “old-style” il secondo. Inutile dire che avevano idee opposte sulla gestione del nostro gruppetto, ma essendo il vero “capo” tra i due il secondo, potremmo dire con un eufemismo che la gestione non era delle più giovanili, ecco. Il termine che userei è “castrante”.

La giornata era scandita da preghiera (mattino, prima di cena, sera prima di andare a letto), scuola (ovviamente), studio (al pomeriggio), attività con gli studenti della scuola media e del Ginnasio, gli stessi che avevo frequentato anch’io fino a pochi anni prima (trascorrevamo la ricreazione con loro, a volte facendo animazione con chi non giocava a calcio; facevamo assistenza nei pomeriggi di studio; animavamo celebrazioni religiose; e via dicendo). Non mancavano momenti di “lavoro collettivo”, tipo la pulizia degli ambienti comuni. E, come in ogni caso di nonnismo che si rispetti, quando io arrivai e dovetti ricevere un incarico per la prima volta “Mi spiace”, mi sentii dire, “ma l’unico lavoro ancora da assegnare è la pulizia dei cessi, quindi dovrai occuparti di quello”. Bene, se il buongiorno si vede dal mattino…

I miei compagni. Noi tre pre-novizi, che saremmo dovuti essere particolarmente uniti, eravamo diversissimi: uno frequentava una scuola professionale, uno il Magistrale ed io il Classico, ed oggettivamente dei tre ero il più impedito. La mia atavica timidezza, nascosta dietro la solita facciata un po’ sfrontata ed altezzosa, mi faceva passare spesso e volentieri come uno stronzo. Degli altri più giovani, col senno di poi posso tranquillamente affermare che almeno cinque gay c’erano tutti (e no, non sono illazioni, perché uno ero io, per quanto inconsapevole, ed altri due il ho ritrovati in anni successivi… Di un altro paio sono ragionevolmente sicuro).

Insomma, un gruppetto composito. Al suo interno, due divennero i miei punti di riferimento, ovviamente per motivi del tutto opposti: Marco L. e Marco M. (lo so, si fossero chiamati Pinco e Pallo mi avrebbero reso le cose più facili, invece no). Marco M. divenne subito il mio Best Friend Forever: eravamo molto simili, con la testa immersa in voli pindarico-spirituali, ad esaltarci a vicenda sulla mistica, e le vite dei santi, e le esperienze psico-newage, e tutto ciò che di più etereo si possa immaginare… Non camminavamo, fluttuavamo ad un piede da terra, ridendo spesso, cantando e suonando (lui suonava ed io cantavo, tipo coro angelico).

Se lui era il mio alter-ego spirituale, Marco L. era la mia, e non solo mia, tentazione carnale. Sardo, folta barba e capelli neri, risata frequente e contagiosa, il più “anziano” tra noi (era entrato in comunità già vicino ai 30 anni, ed aveva iniziato a frequentare l’Istituto Magistrale) e quindi, ai miei occhi, con quel fascino di “uomo vissuto” che ovviamente nessun altro aveva. Naturalmente non ne ero consapevole, ma mi innamorai di lui come una pera matura. Credo che lui fosse perfettamente consapevole dell’effetto che suscitava in me ed in un altro paio di persone, e ci giocasse allegramente, facendomi volare in alto come una libellula quando parlavamo, giocavamo con gli sguardi, ci sentivamo complici, o precipitandomi nella depressione più nera quando più o meno consapevolmente mi ignorava.

Sì, sarebbe stato un anno certamente interessante… Ma lo racconteremo un’altra volta.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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