Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Baby, I’m a Star!

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(Nota: ringrazio PierDomenico per avermi ricordato un paio di cose di cui mi ero scordato, come il nome della manifestazione citata ed il luogo in cui si svolse)

Le mie giornate scorrevano tra impegni di studio, comunitari, di preghiera, attività con i ragazzi delle scuole medie e ginnasio, ed ero felice. E quando sono felice, io canto. Quindi cantavo, sempre, qualunque cosa, in ogni momento, in ogni occasione, passando da Riccardo Cocciante agli U2 senza soluzione di continuità: pulivo cessi e cantavo; rifacevo il letto e cantavo; studiavo e cantavo (tra me e me, ovviamente); pregavamo e cantavo, essendo diventato di fatto la voce solista del nostro gruppo (perché, oltretutto, cantavo BENE). I miei compagni, ed anche d. Gianni, inizialmente furono incuriositi, poi divertiti, poi spazientiti, poi isterici (“Andrea”, mi disse un giorno il don, “devi rispettare un po’ il silenzio, non puoi cantare SEMPRE!”). Mi contenni, ma la cosa mi dispiacque un po’: il mio ego aveva bisogno di essere messo MOLTO in mostra, dopo una vita in cui mi ero sentito perennemente inadeguato, ed ogni occasione era buona per soddisfare questa necessità.

Rivolsi quindi la mia ricerca di affermazione ai ragazzi a cui facevo animazione il pomeriggio: mi occupavo di chi non giocava a calcio (il calcio… sport da plebei! Brrrr…), e quindi mi alternavo tra partite di “palla in quadrato” ad altre di pallavolo. Inutile dire che chi si dedicava con me a queste attività erano i ragazzi più timidi… più impacciati… quelli a cui il calcio proprio non… gli sfigati, insomma. Ed in mezzo a loro io rilucevo come un faro nella notte, finalmente sicuro di me (facile esserlo quando sei il più grande tra un gruppo di ragazzini che ti guarda con ammirazione). Il massimo dell’orgasmo lo raggiunsi un pomeriggio in cui uno di loro, al termine di una partita combattuta, mi si avvicinò e guardandomi dal basso verso l’alto disse: “Tu sarai un bravo salesiano!”. Sorrisi pudicamente, un virgineo (e falsissimo) rossore che imporporiva le guance mentre gli carezzavo in capelli, e quella sera dovetti legarmi al letto per non volare via per quanto mi alzavo da terra dalla soddisfazione. Naturalmente tutto ciò non poteva durare a lungo; ed infatti accaddero due fatti in particolare.

Ogni anno si svolgeva una manifestazione canora di gruppi giovanili salesiani in occasione della festa di s. Giovanni Bosco, il 31 gennaio, chiamata “DonBosco2000”. Mica miciomicio baubau: arrivavano gruppi da tutta Italia, e quell’anno si svolse al PalaRuffini di Torino. La comunità vocazionale di solito creava qualcosa di SBA-LOR-DI-TI-VO, e quell’anno non potevamo essere da meno: creammo un numero cantato e ballato, con un mix di 3 canzoni, 2 delle quali proprio non ricordo, ma in cui il pezzo forte era, con parole ovviamente riadattate, questo:

Ora, io sapevo fare molte cose: scrivere testi, recitare, suonare, cantare; di certo ballare non era il mio campo. E quindi, a chi fu dato l’incarico di creare una COREOGRAFIA per il balletto, che di fatto era a parte più importante del numero? A me. Consapevole dei miei limiti, mi tirai indietro? Certo che no; ed il fuhrer che occhieggiava dentro di me emerse in tutta la sua prepotenza. Invasato dagli effetti speciali che avevamo previsto (fumo, luci stroboscopiche, effetti laser… l’ho detto che si facevano le cose in grande? Sì, l’ho detto) ed avendo in mente movimenti folli da anìme giapponesi alla Mimì Ayuara (ero pur sempre un nerd), immaginai una roba a metà strada tra il contorsionismo, il trapezismo ed il nuoto sincronizzato (anche se l’acqua non era prevista). Che avessi perso un filo la bussola era chiaro a tutti, ma la goccia che fece traboccare il vaso fu quando pensai di far rotolare (sì, rotolare…) per terra il gruppetto di ballerini, alzando contemporaneamente un braccio, che nella mia immaginazione aveva legato una specie di mantello che si sarebbe dovuto alzare come un ventaglio (i costumi sarebbero arrivati dopo): delirante. I miei compagni mi guardarono allibiti quando diedi loro le mie indicazioni, ma uno osò ribellarsi apertamente: “Io NON mi rotolo per terra manco morto!” “TU ROTOLARE PER TERRA PERKE’ IO FOLERE KOSI’, YAH! KIARO?!” rispose lo spirito di Hitler che si era impadronito del mio corpo. Dieci minuti dopo ero da don Gianni che mi sollevava velocemente dall’incarico, passandolo all’allampanato Piero e limitando il mio contributo alla performance al canto. Per la cronaca, l’esibizione fu un discreto successo, anche se arrivammo “solo” secondi, e per noi fu un’onta.

Questo evento, però, al di là delle mie manie di grandezza, portò anche alla luce un problema ben più serio che era evidente da tempo a tutti, ma divenne davvero dirompente per l’atmosfera del gruppo in quella che sarebbe stata la seconda parte dell’anno: l’incapacità di d. Gianni di gestire una dozzina di elementi, alcuni dei quali con forti personalità, tutti in periodo adolescenziale, quindi tra l’ormonato duro e l’isterico tipico di quell’età, quali eravamo noi. Come ho già detto precedentemente, lui e Piero non erano in nulla d’accodo su come gestire la comunità, ma quest’ultimo di fatto non aveva nessuna voce in capitolo, e quindi tutto era in mano a d. Gianni. Ma più noi manifestavamo disagio, più lui diventava ossessivo, onnipresente, sospettoso, impaurito. In particolare, era ossessionato da tutto ciò che poteva anche solo vagamente avere un’attinenza sessuale, e tendeva a reprimere qualunque cosa, invece di aiutarci a capirla e gestirla. Era probabilmente consapevole che alcuni di noi avessero dei comportamenti vicini all’omosessualità, magari, come nel mio caso, inconsci, ma invece di gestire questa situazione, la rifiutava, la nascondeva, e soprattutto non ci permetteva di prenderne coscienza.

Tutto questo avrebbe alla fine portato ad un tracollo della comunità e mio personale, oltre che a travolgere anche lui… Ma, naturalmente, questa è un’altra storia e la dovremo raccontare un’altra volta.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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