Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Se qualcosa si muove in mezzo alle gambe…

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Monte.Cappuccini-800Circa una volta al mese tenevamo un “ritiro spirituale”: in pratica si dedicava una mattinata (perché togliere spazio un giorno intero ai vari impegni era chiedere troppo…) ad ascoltare una conferenzina/discorso/predica/chiamatelo-come-volete più o meno edificante su argomenti i più svariati (il pensiero di d. Bosco, un tema evangelico, un momento specifico dell’anno liturgico…), pensarci sopra in silenzio individualmente per un’oretta (che in realtà di solito veniva trascorsa parlottando tra noi a gruppetti come cospiratori) e chiudendo il tutto con la celebrazione della Messa. Il più delle volte restavamo a Valdocco ed il tutto, conferenzina compresa, era gestito direttamente da d. Gianni; ma vista la nostra sempre più evidente insofferenza nei suoi confronti (ed anche le sue decisamente scarse capacità di oratore, eccezionale invece come sonnifero), quella volta si decise di andare fuori-ma-non-troppo (sempre per non perdere troppo tempo) e lasciare tutta la gestione in mano ad un “esterno”. La scelta cadde, guarda un po’ il caso, sul Monte dei Cappuccini come luogo e sul responsabile della comunità di frati che vi abitava, p. Luca, come relatore.

Per chi non è di Torino e non ci è mai venuto (VERGOGNA!), il Monte dei Cappuccini è uno dei simboli della nostra città: il 90% delle foto panoramiche di Torino che in genere si vedono, vengono scattate dal piazzale antistante il santuario (il rimanente 10% di solito dalla Mole), che si alza immediatamente al di là del Po, in quella che viene comunemente chiamata “la collina torinese” (sede delle abitazioni dei Paperoni locali). Come evidente dal nome, vi abita di una comunità di frati cappuccini (nonostante l’edificio sia di proprietà del Comune, oggi Città Metropolitana, e monumento nazionale), che per chi non lo sapesse sono il terzo ed ultimo, storicamente parlando, Ordine Francescano. Per questa volta non vi ammorberò  con la storia del Francescanesimo, tanto vi toccherà in uno dei prossimi post… Per quanto riguarda, invece, il Monte, potete fare riferimento al seguente link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_dei_Cappuccini

Il suddetto ritiro spirituale si svolse PRIMA degli eventi raccontati nel post precedente. Ma già in quell’occasione l’atmosfera che si respirava, la sacralità e la storicità del luogo, l’allure complessiva avevano fatto una notevole impressione su di me. Così come notevole impressione avevo ricevuto anche dal suddetto predicatore nonché superiore della comunità, p. Luca, bravissimo nel tenere desta la nostra attenzione e che mi aveva dato idea di essere persona simpatica, oltre che preparata. Potete quindi immaginare la mia sorpresa ed il mio entusiasmo quando Marco L. mi disse: “Sai, è da un po’ che frequento il Monte (da qui in poi lo indicherò così) e vado a parlare con p. Luca, se vuoi una delle prossime volte puoi venire con me”. SE volevo? Era esattamente QUELLO che volevo! Il mio desiderio di incontrare qualcuno che mi aiutasse ad conoscere di più s. Francesco e la sua spiritualità era magicamente esaudito, ed oltretutto grazie a Marco L., con cui, con questa scusa, avrei potuto passare ANCORA più tempo (come se già non ne trascorressimo abbastanza…) e conoscendo quel frate che mi era tanto piaciuto!

Al Monte si arriva necessariamente a piedi, nel senso che il tratto dalla riva del Po fino al santuario, tutto in salita, non è servito da mezzi pubblici; ci si può arrivare in auto, ma ovviamente noi non l’avevamo, quindi… Ma a me andava benissimo così: salire con Marco L., in un tratto che, pur essendo ancora piena città, è anche molto verde e per certi aspetti molto romantico (non a caso, specie la sera, il Monte è luogo di ritrovo di coppiette, fricchettoni, ed altra varia umanità), era qualcosa di meraviglioso, e già mi vedevo con lui, uniti per l’eternità dalla medesima passione, puramente spirituale s’intende (…!), condividere saio e cella (così come viene chiamata la stanza personale di frati e monaci N.d.R.) come i primi compagni di Francesco d’Assisi. P. Luca ci aspettava perché, ovviamente, ci si dava appuntamento di volta in volta (so che per chi non è molto pratico di ambienti ecclesiastici può sembrare strano, ma non è che frati e religiosi in genere se ne stiano tutto il giorno in casa a non fare altro che aspettare gente che gli vada a parlare…).

“Ciao, Luca” (ah, sono già al “tu” sti due?), “questo è Andrea, di cui ti ho parlato. Anche lui è in crisi” (beh, in crisi, insomma… non è che volessi essere presentato proprio come un povero disgraziato che non sa più che pesci pigliare… grazie, Marco) “e voleva parlare un po’ con te”. “Bene, vieni pure, così mi racconti un po’ di te” (certo che sto p. Luca ha pure una bella voce, profonda ma non troppo…). “Allora io vado e vi lascio soli così parlate tranquilli” (COME TU VAI???). “Ok, ciao Marco, ci sentiamo la prossima settimana”. Bene, mi trovavo da solo con uno praticamente sconosciuto che avevo visto una sola volta nella vita a dover parlare dei fatti miei mentre Marco se n’era tranquillamente andato. Beh, avrei fatto in fretta, mi sentivo decisamente in imbarazzo.

Infatti: trascorsi lì circa tre ore. E parlavo, parlavo, parlavo. Del mio essere adottato, del mio sentirmi perennemente solo, del mio desiderio vacazionale avuto fin da bambino, degli ostacoli posti dai miei genitori, della disillusione vissuta in comunità vocazionale, delle mie amicizie soprattutto con Marco M. e Marco L.. Parlai di tutto… e rivelai anche oltre le parole, anche oltre ciò di cui ero consapevole.

“Bene” disse alla fine di un quasi monologo p. Luca, che mi aveva interrotto solo per fare qualche domanda qua e là, “adesso devi dirmi cosa vuoi fare”. “Beh, vorrei capire se la spiritualità francescana può…” “No, guarda, dobbiamo essere chiari: se quando mi dai la mano per salutarmi e mentre mi parli senti qualcosa che si muove in mezzo alle gambe, quello non è ricerca di spiritualità, è un’altra cosa!” Mi guardava serissimo.

Rimasi senza fiato. Ma cosa stava dicendo? Ma mi aveva ascoltato? Di che stava parlando? Ero confuso ed anche abbastanza offeso: nessuno si era mai permesso di parlarmi in quel modo! Evidentemente avevo sbagliato tutto, non era la persona che faceva al caso mio.

“Quindi, che vuoi fare?” “Magari potremmo vederci la prossima settimana…?” (ma come avevo potuto chiedere una cosa del genere dopo quello che mi aveva detto?) “Va bene, pensaci su e la prossima volta ne riparliamo”.

Ridiscesi dal Monte confuso, frastornato ed ancora più destabilizzato di quando ero arrivato, ormai quasi quattro ore prima. Il mio futuro e le mie decisioni mi sembravano sempre più incerti; ma ero anche deciso a non permettere a nessuno di mettere in discussione la mia serietà e la volontà che mi avevano fatto arrivare fino a quel punto, contro tutto e contro tutti. Non potevo accettare di essere qualcosa di diverso da ciò che mi ero programmato fin dall’infanzia. E lo avrei dimostrato.

Naturalmente, un’altra volta.

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Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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