Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Maturità, t’avessi preso altrove…

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Ed arrivò. Temuto ed atteso nello stesso tempo, finalmente l’esame di maturità (avevo sempre pensato che fosse un po’ pomposo chiamarlo così) , come un ingranaggio ben oliato, si mise in moto. Ho detto ben oliato? Mmmhhh… Noi, pur essendo uno dei Licei più rinomati di Torino, eravamo pur sempre un Istituto retto da religiosi, il che ci rendeva un pochino anomali nel panorama culturale cittadino; e questa anomalia, o meglio le sue possibili conseguenze, si manifestarono subito.

Avremmo sostenuto gli esami “in coppia” con un altro liceo, l’Alfieri, e se i nostri insegnanti si vantavano (abbastanza a sproposito, dal mio punto di vista, come raccontato in precedenza) del loro metodo pedagogico ispirato ai “sani principi della Chiesa” (…!), i nostri compagni/concorrenti, invece, arrivavano da quello che era considerato l’emblema della laicità torinese. Poco sarebbe importato, se non fosse che la Commissione, ed in particolare il suo Presidente, fecero immediatamente capire verso chi andavano le loro preferenze culturali ed ideologiche: non a noi. I nostri insegnanti, ed in particolare il membro di Commissione interno, capirono subito che aria tirava, ed erano seriamente preoccupati.

Ma questo saremmo venuti a saperlo solo successivamente. Al momento, nessuno volevo darci ulteriori preoccupazioni, vista la nostra normalissima agitazione da “notte prima degli esami”. E proprio la sera precedente l’inizio, seduti a tavola come in un consiglio di amministrazione, affrontammo la questione con i miei genitori, ansiosissimi.

“Parliamoci chiaro” esordii “il primo scritto è Greco, ed ho sempre avuto voti bassissimi: questa prova è praticamente persa” Mi sembrava di essere Napoleone che pianificava l’attacco definitivo con le sue truppe “Per quanto riguarda Italiano, però, non mi preoccupo minimamente, è ovvio” In tutta la mia vita infatti, come credo di aver scritto precedentemente, non avevo mai preso un voto inferiore al 7 in questa materia, la mia preferita, e di fatto potevo tranquillamente definirmi “brillante” al riguardo. “Visto che sarà anche quello che porterò all’orale, insieme con Filosofia, non arriverò certamente al massimo punteggio, ma credo che me la potrò cavare bene”. I miei genitori assentirono: LORO FIGLIO, cioè il sottoscritto, NON POTEVA fallire, perché LORO FIGLIO, sempre io, era TROPPO INTELLIGENTE per avere una prova deludente.

Alla prima prova scritta, Greco appunto, scoprimmo che il professore che avrebbe corretto i nostri lavori era non vedente ed avrebbe trascritto in braille tutti i lavori tramite una macchina apposita. La cosa lì per lì mi fece sorridere: se già le mie traduzioni erano penose di per sé, chissà cosa sarebbe venuto fuori da una simile trasposizione! Affrontai, quindi, la prima giornata con una certa sollevata rassegnazione: non puntavo affatto su un buon risultato, quindi mi impegnai sì, ma senza nemmeno preoccuparmi troppo. Quando terminai, mi guardai in giro: insieme con l’altro Istituto, eravamo in totale 83 cristiani, e vidi 82 teste chine sui fogli, le biro che scrivevano forsennatamente, ma soprattutto i vocabolari che sembravano voler prendere il volo, da quanto venivano sfogliati. Mi sentii un po’ in imbarazzo: che figura avrei fatto a consegnare per primo se poi il risultato sarebbe stato così deludente? La Commissione poteva pensare che avevo preso il tutto un po’ troppo sottogamba… Al diavolo: non avevo voglia di stare lì a leggere e rileggere quello che avevo scritto, tanto non lo avrei cambiato comunque. Mi alzai, con una certa sfrontatezza, e di fronte agli sguardi stralunati dei miei compagni, che ben conoscevano le mie capacità di traduttore, consegnai il mio lavoro. Andata.

Il giorno dopo, prova di Italiano. Se per il Greco ero stato sorprendentemente più sollevato di quello che pensassi, sapendo già come sarebbe andata a finire, per questa proprio non mi preoccupavo. Il Commissario, con un forte accento siciliano, ci lesse le tracce, ed io decisi, pur sapendo che era un po’ rischioso, di buttarmi su quella di carattere generale. Sapevo che era di solito la meno apprezzata, perché le altre permettevano di dare una valutazione non solo sull’esposizione, ma anche sulla cultura dei candidati, ma proprio per quello le evitai: volevo evidenziare la mia conoscenza della lingua, dei termini ed il mio stile di scrittura, perché risaltasse quanto amassi e maneggiassi la nostra lingua. Questa volta non consegnai per primo, anzi: mi presi tutto il tempo per rimaneggiare, limare, impreziosire il testo, che alla fine fu di oltre sei pagine. Mi alzai abbastanza stanco, certamente più del giorno prima, ma anche molto più soddisfatto.

Il primo dei due Istituti che avrebbe affrontato le prove orali sarebbe stato l’Alfieri: avevamo diversi giorni, quindi, prima che arrivasse il nostro turno. Il nostro membro di Commissione interno ne approfittò per aggiornarci un po’ sulla situazione e darci qualche consiglio. “Su 83 persone, solo 5 hanno avuto la sufficienza nella prova scritta di Greco” ci disse un pomeriggio, mentre passeggiavamo sotto il colonnato del cortile. Ora, io sapevo di essere già perso in partenza, ma il dato era comunque quello di una vera e propria ecatombe: il nostro scoramento era assoluto. “Ma anche la prova di Italiano potrebbe riservare delle sorprese” Sbaglio, o nel dirlo aveva guardato me? “Quindi, vi consiglio di prepararvi al meglio, e magari di andare ad assistere agli orali dell’altro Istituto, in modo da capire qual è il metodo di interrogazione e le cose su cui vogliono puntare”. Ce ne andammo senza sapere cosa pensare. Tutte le nostre previsioni sembravano essere saltate come fuochi d’artificio. Decidemmo di trovarci il primo giorno delle prove orali per capire come si sarebbero messe le cose.

“E mi sa dire, signorina, in che data avvenne tutto questo?” Il barbuto Presidente di Commissione stava interrogando personalmente una maturanda dell’Alfieri (ebbene sì, noi eravamo un Liceo solo maschile, ma le ragazze esistevano, e pure loro si sottoponevano agli esami di Maturità!) “Beh, no… Ihihihihihihih… Ma non ci si può mica ricordare tutto, no?… Ihihihihihihih…” (GIURO che non sto inventando). “Eheheheheheh… Certo che no, signorina. Vada, vada pure, grazie” Era una mia impressione o le aveva fatto l’occhiolino? A giudicare dalle facce alcune basite, altre sconcertate, qualcuna divertita dei miei compagni no, non era una mia impressione. Ascoltammo qualche altro candidato, e sinceramente l’impressione che ne avemmo fu di una preparazione a dir poco approssimativa. Ora, come avrete letto nei post precedenti, io non sono affatto tenero nei confronti di Valsalice, dei suoi insegnanti e dei loro metodi; ma una cosa era certa: il nostro livello di studio era ottimo, ed in particolare alcuni miei compagni erano davvero bravi. Quelli dell’Alfieri ce li saremmo mangiati in insalata, e la Commissione non avrebbe potuto che prenderne atto. Mi sentivo molto più tranquillo.

Fui uno degli ultimi a passare, a causa del sorteggio dell’iniziale del cognome da cui iniziare che non mi aveva favorito. Era una calda mattinata di luglio, ed io mi presentai con la mia giacca, ma concedendomi il primo bottone della camicia sbottonato, lasciando a casa la cravatta. Prima di iniziare, il professore di Greco dava la propria valutazione sul compito scritto, evidenziando gli errori commessi. Mi preparai e sorrisi tra me e me.

“Bene, la sua prova è sufficiente” Calò un silenzio di tomba. Il sangue mi salì alla testa e sentii che stavo diventando paonazzo (tanto lui era non vedente e non poteva accorgersi dell’effetto delle sue parole). Mi sembrò di vedere, come avessi avuto gli occhi sulla nuca, i compagni che erano venuti ad assistere, anche se ormai per loro gli esami erano finiti, allibire e agitarsi. Improvvisamente tutto era praticamente finito, e quel pomeriggio sarei potuto tornare a casa dai miei genitori a dire loro che sì, LORO FIGLIO era DAVVERO intelligente!

“Invece abbiamo ritenuto la prova di Italiano IN-SUF-FI-CIIIIIII-ENTE”. Il pesante accento siciliano mi rimbombava improvvisamente nelle orecchie, che cominciarono a ronzare. Come prima avevo sentito il sangue schizzare alla testa, adesso improvvisamente mi sembrò che tutto cominciasse a girare e per un attimo pensai che sarei svenuto. “Sì sì, tranquillo! Non proprio insufficiente! Cinque e mezzo, cinque al sei!” La mano del mio membro interno, seduto irritualmente di fianco a me, si strinse sul mio braccio, e mi riportò alla realtà. Ero senza parole, ed il mio esame doveva ancora iniziare. E dovevo farlo proprio con quell’incompetente, quell’individuo che aveva osato dare a me, A M-E!, la prima insufficienza di Italiano in tutta la mia carriera scolastica, dall’asilo fino a quel momento! Gli avrei dimostrato con chi aveva a che fare.

“Che poesia ci PRE-SIIIIIIIIIIII-ENTA?” (Razza di imbecille che non sa nemmeno parlare) “A Silvia, di Leopardi” (Te la faccio pagare, brutto stronzo) “Cominci, la DE-CLA-MI” (A quelli dell’Alfieri le avevi fatte leggere, però. Pensi che non me la ricordi, idiota?) Non solo comincia a recitarla, ma la interpretai, la recitai come un attore consumato, alzando ed abbassando il tono di voce, inasprendolo ed addolcendolo a seconda dei versi, come dovessi tessere un incantesimo che trasformasse quel cinque in un dieci e lode. Mi fermò a metà, ed io lo guardai con un odio palese. Se ne accorse, eccome se se ne accorse, e lo ricambiò. Ma interruppe anche l’interrogazione, e mi fece quindi passare alla professoressa di Filosofia. Da quanto ci aveva detto il nostro membro interno, lei era la più ben disposta nei nostri confronti, e non si accanì ulteriormente con me: dopo cinque minuti avevo finito, ero uscito, non mi ero fermato a parlare con nessuno, quasi scappando via, con le lacrime di nervoso e di rabbia che mi scendevano dagli occhi senza che potessi fare niente per fermarle. L’unica cosa che volevo era finire con quell’incubo e vedere a quale risultato mi avrebbe portato. Ma dovevo aspettare una settimana per saperlo.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

8 thoughts on “Maturità, t’avessi preso altrove…

  1. Ah, la maturità… Quanta nostalgia. Quanti ricordi. E soprattutto quante risate nel ricordare ora le assurde dinamiche e i folli atteggiamenti dei professori esterni (quella di Latino e Greco ci aprì le porte dei bagni all’improvviso, convinta che qualcuno stesse copiando, invece si ritrovò noi, giovincelli spauriti con il membro in mano a far pipì per davvero). Fu tutto sommato un bel periodo, ne ho la mancanza, e lei?
    Complimenti per lo stile fresco e scorrevole, mi ha molto incuriosito sulle vicende.
    La seguirò!

    • Grazie, e benvenuto! Ma per carità, se mi dai del “lei” mi sento ancora più vecchio di quello che sono! 😁 La domanda mi ha suscitato l’idea di scrivere un post, o quantomeno di aggiungere una considerazione, di riassunto sulla mia adolescenza… Grazie del suggerimento. Ma per rispondere in sintesi, no, non ho nostalgia di quel periodo, per nulla… Se leggi i miei post dall’inizio (essendo un’autobiografia) vedi come infanzia e periodo scolastico non siano stati molto felici… Quindi, pur con tutti i casini che ci saranno (e racconterò) non tornerei indietro dagli anni più “maturi” (oddio… Si fa per dire) a quelli dell’adolescenza nemmeno per un secondo!

      • Hahaha va bene allora le do del tu 😀 no effettivamente posso capire (andrò anche a recuperare i post precedenti dell’autobiografia), ma io tornerei davvero indietro al quinto anno. Mé primo né terzo né penultimo. Al quinto, l’anno della libertà, l’anno della maggiore età e della “maturità”, sempre relativa (ho fatto la rima). Semplicemente perché dopo è stato peggio, non ho avuto e non ho quella spensieratezza e quel tempo libero che mi sono stati concessi all’epoca, e per me vecchio dentro è una grande difficoltà da affrontare. Ma che ci possiamo fare… Niente. Più si va avanti e più s’ha da faticare!
        Felice di averTI suggerito una nuova piccola idea
        Buona giornata e presto

    • Ahimè, a te è andata molto meglio, a giudicare dal tuo racconto 😀

      • In realtà la storia non è mia, ma del grande Giuseppe Gatto: io mi sono limitato a fare copia&incolla. 🙂 Tutti gli altri post però sono miei.
        Colgo l’occasione per segnalarti anche questo film: https://wwayne.wordpress.com/2016/07/02/chiudiamo-in-bellezza/. Mi ha fatto spanciare dalle risate! 🙂 Grazie per la risposta! 🙂

      • Grazie a te, come vedi qui non commenta mai nessuno 😀

      • Non demordere: pensa che io ho aperto il blog nel 2008, e fino ad inizio 2013 le visualizzazioni e i commenti stavano praticamente a zero.
        La situazione è migliorata quando ho cominciato a farmi conoscere commentando a tutto spiano su altri blog. E’ quello che consiglio di fare anche a te. Spero di risentirti presto, sul mio blog o sul tuo! 🙂

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