Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Apocalypse Now!

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La settimana era trascorsa. I miei genitori, informati sull’esito complessivo delle prove, erano comprensibilmente agitati, ed in casa mia da sette giorni si viveva in un clima un po’ irreale, come se si fosse in attesa di una tempesta annunciata, ma che tardava ad arrivare. Eppure il giorno in cui gli esiti sarebbero usciti era ormai arrivato, ed avremmo avuto il giudizio definitivo sui miei ultimi cinque anni di studi.

Era sabato, e stavamo pranzando. Si sentiva solo il rumore delle posate contro i piatti, perché nessuno di noi tre sembrava voler essere il primo a rompere il silenzio, e decidersi. “Basta” sbottai io ad un certo punto “Adesso chiamo”. Alla faccia della privacy, che a quel tempo era concepita in modo decisamente più svolazzante di oggi, alzai il telefono e composi il numero della segreteria scolastica, per farmi dare via etere il risultato dei miei esami.

Tuuu—Tuuu—Tuuu— Tu…”Pronto Valsalice!” (sentivo un gran rumore in sottofondo, evidentemente c’era un assemblamento di genitori e figli a scrutare le bacheche e commentare) “Sì, buongiorno, sono Andrea Borgialli, volevo sapere l’esito della mia Maturità” (la persona dall’altra parte mi parve un po’ scocciata, come se avesse ben altro da fare che rispondermi… Eccheccavolo, che aveva da fare, sedare una rivoluzione?) “Sì, Borgialli, Borgialli… Borgialli mi pare che sia stato promosso” (Ma che stava dicendo?) “Sì, grazie, questo lo so, io volevo conoscere la votazione!” (Il mio tono era scocciatissimo: che scoperta che ero stato promosso, non avevo certo bisogno di telefonare per averne la certezza) “40, ha preso 40! E adesso mi scusi, ma qui c’è molta gente ed ho davvero da fare!”

Click

Ero senza parole. Mi prese un misto tra rabbia furiosa, delusione, incredulità, voglia di piangere, confusione… e l’esito di tutto questo fu che mi presentai ai miei genitori come un blocco di ghiaccio, gelido. “Allora…?” “Allora ho preso 40” (voce di ghiaccio) “QUARANTAAAA??????” (grido belluino di mio padre, mentre mia madre restava a bocca spalancata come fosse la modella dell’Urlo di Munch) “COM’E’ POSSIBILEEEEEEE??????? AVEVAMO PENSATO NON MENO DI UN QUARANTOTTO-CINQUANTAAAAAAAA!!!!! CHE HAI FATTOOOOOOOOO???????” (sembrava che tutto il fiato che mio padre aveva trattenuto per una settimana stesse uscendo nello stesso momento, credo che lo abbiano sentito direttamente al Liceo, che distava una quarantina di chilometri) “non-lo-so-quello-che-ho-fatto-io-ve-l-ho-detto-quindi-è-inutile-che-urli-e-chieda-a-me” (più lui urlava, più la mia voce si abbassava in un sibilo, uscendomi dalle labbra tirate come se stessi sputando veleno, e probabilmente avessi potuto l’avrei fatto) “io-esco-ciao”. E me ne andai, lasciando mia madre ancora con la bocca spalancata e mio padre schiumante rabbia, quasi con la bava alla bocca ed il respiro affannato.

Era sabato, ed andai all’oratorio dove ci ritrovavamo per provare i canti che avremmo proposto durante la celebrazione della domenica mattina. A parte questo, non ricordo nulla di quello che feci: ne parlai con i miei amici? Preferii restare in silenzio? Restai per conto mio? Mi mischiai al gruppo per far finta che fosse una giornata normale? Non lo so, c’è un vuoto assoluto riguardante quelle ore, da quando uscii fino a quando tornai, decisamente di malavoglia viste le prospettive, a casa.

Ma evidentemente quella giornata non era stata ancora sufficientemente straniante. Infatti, invece dei genitori incazzati, animosi, delusi, malmostosi che mi aspettavo, trovai una coppia di pecorelle mogie mogie. Capivo sempre meno, forse stavo davvero rincitrullendo del tutto a causa dello shock. Ma se loro avevano già dimenticato, io no. “Beh? Volete ancora urlarmi addosso qualcosa?” digrignai tra i denti, pronto ad un nuovo scontro.

“No, no… A Valsalice ci hanno detto che sei stato bravissimo e ci hanno fatto i complimenti…” Adesso il modello dell’Urlo a bocca spalancata ero io.

In sostanza i miei, offesi nel loro orgoglio di genitori, durante la mia assenza avevano preso l’auto e si erano recati a Torino, presso il Liceo, per capire com’era la situazione; e la situazione era pari ad un’ecatombe. Alla Maturità avevamo partecipato con due sezioni, per un totale di 40 studenti. Nell’altra sezione i bocciati erano stati dieci, nella mia due. Della mia classe, altri cinque avevano preso 36, alcuni 39, in due avevamo ottenuto 40, mi pare di ricordare che altri quattro avessero strappato 42, forse c’erano un paio di 48 e un solo 50. Punto. Fine. Nessuno aveva un punteggio superiore, e per quell’epoca significava che nessuno di noi poteva accedere ad alcuni concorsi, ad esempio nell’ambito bancario, che richiedevano voti di Maturità superiori al 50. Non solo: era stata soltanto l’azione congiunta del nostro membro interno e della professoressa di Filosofia che aveva scongiurato un esito peggiore, perché il primo intento della Commissione sarebbe stato quello di bocciare tutti coloro che avevano un voto inferiore al 42 (quindi anche ME). Inutile dire che, di contro, all’Alfieri erano fioccati i 60… Quando i miei erano arrivati a scuola, si erano trovati improvvisamente catapultati sulla scena di una tragedia, con i salesiani che, scioccati da una simile apocalisse, li avevano accolti quasi in lacrime dicendo “Avete vostro figlio? Che bella prova?” frase che in un’altra occasione sarebbe stata una gigantesca presa per il culo…

Restava, però, un enorme motivo di imbarazzo: cosa avremmo dovuto dire a parenti, amici, conoscenti? “Comunque, per tutti tu hai preso 48! Perché tu TI MERITAVI COME MINIMO un 48! E’ solo perché quei (-censura-) hanno voluto fare i furbi che non ti hanno dato 48! TU HAI PRESO 48!!!!!!” E mio padre chiuse così la questione. IL MONDO avrebbe saputo che il mio voto finale era stato 48, invece di quel disonorevole, ma davvero non del tutto imputabile alla mia preparazione, 40.

Si chiuse così il mio ciclo di studi a Valsalice. In fondo, avevo vissuto così male e mi erano parsi così brutti quegli anni, che questa era una degna conclusione. Non ci fu nessuna cena di classe per festeggiare la conclusione degli esami (in realtà, l’avevamo fatta fortuitamente prima), e qualche settimana dopo salii fino alla scuola a ritirare la copia originale del mio Diploma di Maturità. Fu l’ultima volta che ci andai: a distanza di quasi 30 anni, non ci ho mai più rimesso piede.

E, del resto, la mia mente era già proiettata verso un altro avvenimento altrettanto importante, se non di più: il mio ingresso nel Noviziato salesiano. Almeno, questo era ciò che tutti pensavano sarebbe avvenuto; tutti, tranne me, che continuavo ad avere dubbi sempre più profondi sull’opportunità o meno di questa scelta, ma di contro immaginavo perfettamente cosa sarebbe potuto accadere con i miei genitori e rispetto al mio rapporto con loro qualora avessi deciso di recedere da questa decisione. Mancava ormai solo un paio di mesi all’ingresso ufficiale, e non sapevo che pesci pigliare.

Mi avrebbero aiutato un paio di viaggi che avrei fatto quell’estate… ma che, essendo un’altra storia, racconterò un’altra volta.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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