Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

(Not) A Christmas Carol

2 commenti

(Questo episodio non segue la normale linea temporale, ma si svolge un paio d’anni fa. Mi piaceva, però, raccontarlo ora, quindi… eccovelo)

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Era una mattina di febbraio, o marzo, non ricordo bene. Stavo andando in ufficio, in sindacato, e mi aspettavano un bel po’ di casini da smaltire, come sempre peraltro: RSU litigiose, aziende incazzose, accordi da preparare… le solite cose, ma quel giorno in particolare non avevo proprio voglia di affrontarle; la classica mattina in cui ci si alza col piede sbagliato.

Salire sul 67 non mi era d’aiuto: intanto è un bus con tempi biblici di attesa; poi, di conseguenza, si trasforma in una specie di pre-allenamento per le sardine che devono essere inscatolate. Non mi sembrò vero, quindi, quando presso la stazione di Porta Nuova si liberò un posto ed io potei sedermi, dribblando agilmente mestruate con faccia incazzuta e minacciosa e ragazzini con zaini giganteschi sulle spalle che manco le Pandora-Box dei Cavalieri dello Zodiaco (per i/le poch* che non lo sapessero, le Pandora-Box sono i contenitori al cui interno si celano le armature dei Cavalieri dello Zodiaco e che questi ultimi portano sulle spalle, a mò di gerla).

Peccato che alla prima fermata successiva salì, arrancando un po’ faticosamente, un signore anziano. Io ero seduto proprio di fronte alla porta del bus, e non potei fare finta di non vederlo.

(Mi alzo o non mi alzo… Non ho proprio voglia di farmela in piedi fino all’ufficio… Cazzo, vabbè, mi alzo… Maledetto senso di colpa cattolico…) -Prego, si sieda- e gli cedetti il posto, sorridendo a denti un po’ stretti.

Ora, c’è una sola cosa che odio più del viaggiare in piedi stipato come su un carro bestiame, e sono le persone che, sul bus, sul treno, sull’aereo, OVUNQUE, cominciano ad attaccare bottone: quando viaggio tendo ad estraniarmi, ed ogni tentativo di comunicazione mi genera un senso di idrofobia. Ovviamente, il vecchietto attaccò…

-Grazie, neh, ben gentile- (E’ evidentemente piemontese) -Di nulla- (Se mi limito al minimo indispensabile probabilmente smette subito) -Mi spiace averla disturbata, ma sa, ad una certa età…- (Oddio, speriamo non inizi a raccontare la storia della sua vita) -Ehhhh, certo…- (Meno di così mi resta solo il grugnire… non lo capisce che non ho voglia di parlare?) -Lei è così gentile… so che non è niente, ma la prenda, volevo ringraziarla!-

E mi tira fuori dalla tasca una caramella “Rossana” (quella che si vede in foto, sotto l’albero di Natale), sorridendo gentile. Una doccia fredda: per la prima volta lo guardai, lo GUARDAI sul serio; guardai le rughe, le mani un po’ tremolanti che si tenevano ai sostegni nonostante fosse seduto, gli occhi acquosi ma luminosi, l’espressione tenera. E la caramella, che era una di quelle che mi dava mia nonna, una delle mie preferite, una caramella dura, ma con un ripieno morbido e dolcissimo. E mi sentii una merda.

A che serve un gesto, anche gentile, se lo si fa per abitudine, convenzione, o costrizione più o meno indotta? A che serve, se non ci si rende conto della “persona” che si ha di fronte? Io non mi ero accorto di lui, ma lui si era accorto di me.

-Grazie…!- e, finalmente, anch’io sorrisi, sul serio.

Ho tenuto la caramella nella tasca del giubbotto che avevo indosso. Con la bella stagione l’ho riposto nell’armadio e me ne sono dimenticato. L’anno scorso, rindossandolo, per caso ho messo la mano in tasca, e lei era lì. Come l’ho toccata, mi sono ricordato di tutto, dell’episodio, ma soprattutto della sensazione che ho provato nel riceverla, gesto gratuito di uno sconosciuto gentile, e mi è venuto da sorridere. Quando anche quest’anno ho ripreso lo stesso giubbotto, sono andato a cercarla, come un’amica che mi avesse aspettato. Ed ogni volta che la stringo in mano, sorrido.

Non è un episodio avvenuto a Natale, ma mi piaceva raccontarlo oggi, perché credo abbia un senso. Mi piace pensare che la caramella di uno sconosciuto, gesto gentile di una persona buona, possa fare sorridere anche voi.

Buon Natale.

 

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

2 thoughts on “(Not) A Christmas Carol

  1. Mi hai fatto venire le lacrime agli occhi : che storia tenera!

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