Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Un piatto servito freddo

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Archiviata la pratica “Maturità”, c’era ancora qualche conticino in sospeso che dovevo regolare prima di lasciare Valdocco: d. Gianni.

Gli esiti a dir poco disastrosi della sua gestione della comunità vocazionale non potevano certo passare inosservati: non solo di 3 prenovizi ne era rimasto solo 1 (io), ma diversi ragazzi avevano già anticipato che non sarebbero tornati, con la ripresa dal nuovo anno scolastico, in comunità. Insomma, una debacle su tutta la linea. Non stupisce, quindi, che il suo diretto superiore, chiamato dai salesiani “ispettore” (nel senso che è a capo di una ispettoria religiosa, composta da un certo numero di comunità), decidesse, prima della chiusura estiva, di fare una verifica sul perché ed il percome di ciò che stava capitando, colloquiando privatamente ed individualmente ciascuno di noi.

Ora, ci sono 2 considerazioni da fare. La prima: io ho sempre avuto un rapporto difficile con l’autorità, che ho sempre vissuto, specie da ragazzo, con una specie di complesso edipico, in cui il figlio (io) doveva prima o poi uccidere il padre del momento. Con d. Gianni questa situazione si era particolarmente accentuata, perché le sue paure, le sue insicurezze, i suoi tradizionalismi mal si adattavano alla mia personale visione di una comunità e di una impostazione vocazionale. A mia parziale discolpa, va detto detto che un po’ tutti la pensavamo così, cominciando dal suo diretto collaboratore, quel Piero che aveva preso i voti solo poco tempo prima (vedi post precedenti), fino all’ultimo arrivato in comunità vocazionale (che, incidentalmente, ero sempre io).

La seconda: un po’ per carattere (sono pur sempre un Bilancia, il segno dell’arte della diplomazia), un po’ per la mia storia personale, fin da piccolo la ricerca di approvazione degli altri, l’inconscia richiesta di amore ed ammirazione, mi hanno portato a sviluppare una notevole capacità di convincimento delle persone, meglio nota come “paraculaggine”. Ho capito presto che usare le parole giuste, il tono di voce adatto, il linguaggio del corpo idoneo, porta facilmente a poter manipolare chi si ha davanti. E’ un’arte che ho affinato col tempo e con lo studio di tecniche di comunicazione, ma che o c’è o non c’è. E io, modestamente, c’è!

Non dovetti nemmeno cospirare più di tanto con i miei compagni di comunità, perché alcuni di loro erano già di per sè sufficientemente incarogniti nei confronti di d. Gianni, in particolare noi, magnifici 3 (io, Marco M. e Marco L.). Quando venne il mio turno di colloquio con l’Ispettore provinciale, quindi, sfoderai tutto il mio armamentario di contrizione dispiaciuta, mista a sguardi modesti e pudichi, ad un atteggiamento di (falsa) vergogna e ad un (altrettanto falso) maldestro tentativo di difendere comunque quello che, dalle mie parole e descrizioni, risultava assolutamente indifendibile: la condotta, il modo di fare, di rapportarsi e la gestione della comunità di d. Gianni. Ero pur sempre l’unico prenovizio rimasto, e le mie parole avevano un certo peso. Come un altrettanto peso avevano le opinioni di Marco M., da sempre considerato un po’ la punta di diamante della comunità vocazionale per le sue (innegabili) molte doti.

Fu persino troppo facile. Quando lasciai definitivamente la comunità vocazionale per tornare a casa, in vista del periodo estivo che mi separava dall’ingresso in Noviziato, non mi sorprese sapere che l’anno successivo d. Gianni sarebbe stato trasferito in un’altra casa salesiana ed avrebbe ceduto a qualcun altro la responsabilità di rimettere insieme i cocci del suo disastro gestionale. La cosa, però, ormai non mi riguardava più, mentre pensavo a cosa fare a settembre e, più nell’immediato, a come riprendermi da un anno e dalla chiusura di un ciclo di studi decisamente traumatici.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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