Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Amarcord: In salute ed in malattia

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Mio padre è sempre stato un uomo incapace di stare fermo. Proprio non concepiva l’idea di “riposo”, ed anche quando era in casa o rimaneva lo stretto indispensabile, per poi uscire e, nel caso non avesse altro da fare, cominciare a passeggiare per il paese (tanto qualcuno che conosceva lo avrebbe certamente incontrato, attaccando quindi bottone), o iniziava a fare dei “lavoretti” di varia natura, buttando nello sconcerto mia madre, vuoi perché, con tutta la buona volontà, mio padre di fatto era totalmente incapace nella sua manualità, vuoi perché aveva la capacità di sporcarsi e sporcare in qualunque parte del corpo e della casa, obbligando quindi la coniuge a passare e ripassare scopa e strofinacci.

Quando, era il periodo in cui frequentavo la quarta ginnasio, verso marzo, gli venne una tallonite, fu quindi impossibile fargli capire che non avrebbe dovuto sottovalutarla e stare un po’ fermo. E dire che aveva studiato medicina, da giovane… Stranamente, si fa per dire, la tallonite si trasformò presto in una flebite, e nemmeno quello fu sufficiente a tenerlo a freno, e la flebite, prevedibilmente, in una tromboflebite (cioè, si formò un coagulo di sangue nella gamba, che ostruiva i vasi sanguigni, con conseguente possibilità di embolia). “Devi assolutamente stare immobile! Non devi alzarti dal letto nemmeno per andare in bagno!” si allarmò il nostro medico di famiglia, peraltro suo carissimo amico.Certamente, come no…

Era il sabato santo del 1983 quando mio padre crollò in bagno, improvvisamente. Mia madre, avendo subito capito la situazione, chiamò immediatamente la guardia medica, ed anche il nostro dottore che, proprio in quanto amico da tempo, nonostante il giorno prefestivo, accorse immediatamente. Arrivò di gran carriera un’ambulanza, su cui caricarono mio padre, mia madre ed il suddetto dottore e che ripartì di corsa, destinazione l’ospedale di Ivrea, da cui noi dipendevamo (e distante circa 30km). “Appena posso ti faccio sapere qualcosa” butto lì mia madre correndo via, ed io rimasi in casa, da solo, senza avere avuto il tempo di capire bene cosa stesse succedendo. Ovviamente, all’epoca non ci si sognava nemmeno di cosa potesse essere un cellulare, quindi non mi rimase che restare in casa, in attesa di una eventuale telefonata sul fisso, che però non arrivava.

Arrivò, molto più tardi, a notte fonda, mia madre, gli occhi rossi ed i capelli (cosa mai vista) scarmigliati. “E’ in terapia intensiva. E’ partito un embolo, che ha raggiunto i polmoni. La dottoressa ha detto che se passa la notte forse ce la fa, ma di non contarci…” E giù a piangere a dirotto. Io non sapevo che pesci pigliare, eppure non riuscivo a credere, dentro di me, che fosse giunto il momento di perdere mio padre. Ebbi ragione.

Rimase in terapia intensiva per una settimana, per altre tre nel reparto di medicina. Fu poi dimesso, ma le conseguenze si fecero sentire. La circolazione era compromessa, così come in parte l’apparato respiratorio e polmonare. Quella che si pensava si sarebbe risolta relativamente in fretta si rivelò invece essere una degenza lunga, molto lunga… Per diversi mesi mio padre rimase fermo a letto, con mia madre che lo seguiva ogni minuto per evitare che facesse altre stupidaggini, ed il suo nervosismo per l’essere costretto all’immobilità che cresceva esponenzialmente e si manifestava con scoppi di rabbia improvvisi. Ciononostante, però, la paura presa fu tanta, e nemmeno lui volle rischiare di nuovo la pelle anticipando le cose.

Non tornò più al lavoro. Aveva iniziato a lavorare molto giovane, e quello, insieme con la possibilità del prepensionamento dovuto a motivi di salute, lo convinsero a restare a casa e fare il pensionato. Da allora, naturalmente, dovette convivere con controlli costanti, l’assunzione continua di anticoagulanti per il sangue, una dieta rigorosa. Nonostante i disagi, però, ebbe una vita abbastanza tranquilla per altri 17 anni, quando si verificò un nuovo problema, questa volta ancora più grave e definitivo. Ma, naturalmente, ne parleremo un’altra volta.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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