Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

The end is just a little harder (cit.)

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Dire che a casa, nel frattempo, la situazione era diventata pesante, è un eufemismo. Durante quei pochi giorni di assenza, ai miei genitori era ormai apparso in modo ineluttabile che entro pochissimo me ne sarei andato per entrare in noviziato. Mia madre sembrava costantemente sull’orlo di una crisi isterica, e mio padre oscillava tra il cercare di calmarla, una sorta di muta rassegnazione, un certo nervosismo ed una dose di orgoglio. Senza contare la gestione del “mondo intorno”. Ai miei parenti, nulla era stato detto: per quanto entrare tra i salesiani avesse ancora una certa allure aristocratica, ciononostante non corrispondeva certo alle prospettive che la mia famiglia si era fatta riguardo al mio futuro, dove la professione di avvocato sembrava essere già la meno peggio tra tutto quello che avrei potuto (dovuto…) scegliere; era quindi qualcosa che andava nascosto fino a quando non fosse più stato impossibile farlo. Gli amici a cui avevo comunicato la cosa, di contro, cominciavano a portare regali di saluto e fare le solite battute del caso, simpaticamente goliardiche; cosa che non faceva che peggiorare lo stato d’umore dei miei genitori.

Nel mezzo di questo piccolo tornado familiare c’ero io, che non sapevo più che pesci pigliare e come uscirne. Continuare sulla via salesiana mi sembrava sempre più improbabile, dopo il ritorno da Assisi, ma d’altra parte rinunciarvi ed annunciarlo a tutte le persone che credevano il contrario, genitori in primis, avrebbe significato generare reazioni il cui esito non ero in grado di prevedere. Fu con questo spirito assai confuso e depresso che mi recai da p. Luca, al Monte dei Cappuccini.

Quella volta, la consueta salita (non per nulla si chiama “Monte”) non fu per nulla piacevole. Avevo quasi paura di quello che p. Luca avrebbe potuto dirmi, e mentre camminavo si alternava la speranza di sentirmi rassicurare sul fatto che i miei dubbi fossero solo frutto dello sbandamento dell’ultimo minuto, con il timore di vedere invece distrutta la prospettiva per cui avevo sostanzialmente lottato interi anni ed il trovarmi, quindi, con un futuro tutto da ricostruire. Suonai al portone, mi annunciai ed entrai.

Come stai, come non stai, cominciai a raccontare dei due viaggi, Medjugorie ed Assisi. La misi sul ridere, la tirai per le lunghe, cercando di differire la sentenza finale. Dato che era da un po’ che non ci vedevamo, narrai anche di un incontro che si era svolto pochi giorni prima della fine dell’anno scolastico in comunità vocazionale tra tutti i prenovizi d’Italia, coloro, quindi, che sarebbero dovuti essere i miei compagni per l’anno successivo. In particolare, uno di loro mi aveva colpito, in parte per come si era presentato, in parte per motivi più… fisici… ma quest’ultimo aspetto evitai di specificarlo a p. Luca. Alla fine, era tanta la foga di convincimento che ci avevo messo, che mi ero quasi rassicurato da solo, pensando che, in fondo, forse, potevo ancora non cambiare nulla e proseguire verso il noviziato.

“Bene. Tutto questo è la cornice. Ma il quadro, che sei tu, come ci entra?” Ed ovviamente il mio mondo crollò.

Tornai verso casa, consapevole che ormai non avevo più possibilità di fuga. Dovevo comunicare la mia decisione prima di tutto ai miei, ed un istante dopo ai salesiani, ovviamente. E nessuna delle due cose sarebbe stata semplice.

In realtà, la seconda la giocai nel modo più vigliacco possibile. Chiesi di vedere quello che per diversi anni era stato il mio confessore, don Pellegrino, che in qualche modo si sentiva anche il mio mentore. Sorridendo, ed in maniera molto sbrigativa, gli comunicai piuttosto freddamente che no, non volevo più entrare in noviziato (mancavano TRE giorni alla cerimonia di ingresso ufficiale), avevo cambiato idea, ed avevo capito che la strada di don Bosco non faceva più per me. Il poveretto rimase, comprensibilmente, scioccato e “Capisco, hai avuto paura all’ultimo” mi disse, soffocando palesemente le lacrime. Non provai nemmeno a smentirlo: sarebbe stato molto più complicato, e probabilmente doloroso anche per lui, dirgli che no, non avevo affatto avuto paura, ma era realmente così, avevo capito, anche se con un certo ritardo, che quella davvero non era la mia strada. Non mi preoccupai di dirlo a nessun altro, nemmeno a chi prima di tutti avrebbe dovuto saperlo, l’Ispettore dei salesiani, lasciando l’ingrato compito al mio povero confessore. Mi girai, e per molti, moltissimi anni non rimisi mai più piede a Valdocco.

In casa fu tutto un altro paio di maniche. Ho rimosso il momento ed il modo in cui ho comunicato la decisione ai miei genitori, ma il lampo di trionfo negli occhi di mia madre e quell’espressione di “adesso non ti lascerò più andare via così facilmente” che immediatamente assunse, quelli no, non li ho dimenticati. Ed avrebbero segnato in modo definitivo il mio rapporto con lei e con mio padre, già decisamente logorato da tutto quello che era capitato in quegli ultimi anni. Ma sì, questa è un’altra storia, e sarà raccontata un’altra volta.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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