Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Uccellacci Uccellini (Vacanze parte seconda: Assisi-1)

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Assisi-skyline.jpgQuando dovetti preparare il (mini) viaggio ad Assisi, non esisteva ancora internet (*un attimo di silenzio luttuoso pensando a quanto sono vecchio… grazie*), quindi fu tutto un susseguirsi di ricerche, telefonate, tentativi di prenotazione, disdette per almeno una decina di giorni. Alla fine, riuscii a trovare una camera per 2, me ed il fido Marco M., per 3 notti a fine agosto. Non stavo più nella pelle. Non ricordo nemmeno come fossi riuscito a convincere i miei genitori, se giocando sul loro senso di colpa per come mi avevano giudicato nel post-Maturità; o se sul loro senso di colpa per le 2 settimane trascorse tra bus, santuari, bus, apparizioni, bus, grotte, bus; o se sul loro senso di colpa per il fatto che presto mi avrebbero lasciato andare da solo in Noviziato (o almeno, così erano convinti); di sicuro, giocai su uno dei loro sensi di colpa.

Per raggiungere Assisi, non avendo un’auto a disposizione (io non avevo voluto prendere la patente e Marco era di un anno più giovane di me ed ancora non avrebbe potuto averla comunque), fummo costretti a prendere il treno, o meglio i treni, e scodellarci circa 8 ore di viaggio (sì, all’epoca non esisteva nemmeno il FrecciaRossa… Non che le cose siano cambiate granché, comunque). Credo che ad un certo punto Marco mi avrebbe volentieri buttato giù da un finestrino, visto la mia eccitazione crescente man mano che ci avvicinavamo alla meta. Lui ad Assisi era già stato in una delle classiche gite scolastiche pseudo-culturali, quindi ogniqualvolta vedevo una collina con una qualche forma di costruzione sulla cima “E’ quella? E’ quella?” gridavo, saltellando sul sedile; “No, non è quella…” ripeteva rassegnato lui, sprofondando nel sedile. Finalmente, verso metà pomeriggio, arrivammo.

Arrivammo sì, ma alla stazione, che dista quasi 5km dalla città che, appunto, è su una collina, quindi tutta in salita. “Prendiamo il bus”, suggerì la voce dell’intelligenza. “Sei matto? E’ vicinissima! E non voglio perdermi nemmeno un istante per godermi il paesaggio!” rispose la voce del fanatismo (inutile specificare a chi dei due appartenessero le voci, vero?). E vinse quest’ultima… purtroppo per i miei piedi, che nei successivi 3 giorni ebbero vesciche che manco le piaghe d’Egitto. Ma non mi importava, quello che contava era essere finalmente nella città del mio amato Francesco (il santo, intendo).

Chiunque sia stato ad Assisi, lo sa. La città si apre, guardandola mentre si arriva dalla pianura, arroccandosi sulla collina, quasi come una Minas Tirith medioevale. Sulla sinistra spiccano la grande Basilica inferiore che si affaccia a strapiombo sulla vallata, circondata dal Sacro Convento dei frati Conventuali, e la meravigliosa Basilica superiore, che guarda la collina di fronte a sé, come un benevolo guardiano di pietra. Sulla destra si snoda la città vera e propria, rimasta quasi intatta nelle sue forme medioevali, e i cui mattoni rossi creano un contrasto cromatico con il verde della terra umbra che vi fa perdere il cuore. Il mio lo persi immediatamente.

Persi anche una buona parte di cervello, evidentemente, perché cominciai letteralmente a saltellare per la strada, cinguettando (sì, esatto, cinguettando…) e cantando senza sosta. Va bene che Francesco si definiva “il giullare di Dio”, ma la cosa mi stava decisamente sfuggendo di mano. Marco da una parte non smetteva più di ridere, dall’altra sembrava un po’ preoccupato. “Calmati, dai, smettila” continuava a ripetere, inutilmente, tra una risata e l’altra. Lo salvò l’arrivo presso la nostra sistemazione e la conseguente cena (perché la mia geniale idea di arrivare a piedi, oltre a farci perdere un paio di volte, ci aveva fatti arrivare tardissimo rispetto a quando eravamo scesi dal treno). Quando, finalmente, andammo a dormire, faticai a prendere sonno, nonostante la giornata decisamente pesante, pregustando la visita che mi aspettava nei giorni seguenti. Avrei visto tutto, TUTTO, T-U-T-T-O.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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