Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Annus horribilis – Parte prima

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La decisione che avevo preso non era stata indolore ne’ priva di conseguenze. Ero semplicemente sconvolto: cosa dovevo fare? Che direzione intendevo dare alla mia vita? Ero abbastanza certo di voler entrare a far parte dell’Ordine dei Frati Cappuccini, ma non era una cosa immediata, ci sarebbe voluto almeno un anno prima che questo potesse realizzarsi: e nel frattempo?

Arrivavo da una Maturità che definire deludente è un eufemismo, da un anno di vita sia scolastico che in comunità vocazionale assolutamente pesanti, dal vedere infranto quello che pensavo fosse il mio progetto di vita da sempre. Volevo una scossa forte, poter fare qualcosa che non avevo mai fatto prima, staccare completamente con il mio essere precedente e dare un taglio differente alle mie giornate. Mi sarei cercato un lavoro! Intendiamoci: non volevo certo rinunciare agli studi universitari, qualora non fossi entrato in convento (ed ormai non ero più certo di nulla), ma l’idea di rimettermi immediatamente a studiare dopo l’esperienza traumatica di Valsalice mi dava semplicemente la nausea ed un senso di rifiuto assoluto. Inoltre, mi rendevo conto di non sapere praticamente niente della vita, di essere sempre dipeso dai miei genitori, e sentivo l’esigenza di capire cosa volesse dire avere un lavoro con i suoi ritmi e le sue esigenze, e cosa significasse guadagnarsi uno stipendio. Non intendevo, quindi, cercare una sistemazione definitiva, ma un qualcosa di passaggio, tipo commesso o cameriere, che quindi potesse essere interrotto velocemente e senza conseguenze qualora la mia strada fosse andata verso l’Ordine Cappuccino o gli studi universitari.

“Domani andrai a Torino ad iscriverti all’Università”. Quella sera a cena rimasi ghiacciato. “No, io non voglio andare all’Università, non me la sento di ricominciare subito gli studi, mi fermo per un po’ poi ricomincio, devo staccare con la testa”. “Non dire sciocchezze! Tu non farai niente che non decida io! Sei a casa mia e finché starai sotto questo tetto farai quello che dico IO! TU farai l’Università e ti iscriverai a Giurisprudenza!” Il tono di mio padre era via via salito fino ad arrivare alla fase, che ben conoscevo, che non ammetteva nessuna possibilità di replica. E mia madre, che di solito in quei casi giocava il ruolo di intermediaria, rimase immobile, lo sguardo freddo chino sul cibo, continuando a mangiare come se nulla fosse. Era evidente che il mio destino era stato deciso congiuntamente, visto che l’idea del figlio avvocato era, come già ho accennato in precedenza, un chiodo fisso materno. Mi sentii soffocare. Se Università doveva essere, almeno che fosse Lettere o Filosofia, le mie due amate materie umanistiche. “Non dire scempiaggini” ribatte sprezzante mio padre quando provai almeno quel compromesso. “Sono materie inutili che non ti daranno da mangiare. Ho detto Giurisprudenza, e non si discute!”.

Smisi di mangiare, con stizza, ma non riuscii a replicare. Salii in camera e lasciai che il blocco che si era formato in gola si sciogliesse con tutta la rabbia che avevo in corpo, ma sentendomi del tutto impotente, e quasi violentato. Sapevo che continuare ora sarebbe stata una battaglia persa in partenza, ed aspettavo di poter giocare le mie carte, ben poche peraltro, in un altro momento. Ma non sapevo che quello era solo l’inizio di un crescendo che avrebbe cambiato per sempre i rapporti tra me e la mia famiglia.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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