Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Andreino pane e vino – Parte seconda

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Se avevo pensato che vivere in fraternità sarebbe stato relativamente semplice avendo avuto già l’esperienza di un anno in comunità vocazionale a Valdocco, mi sbagliavo. Mentre qui, infatti, eravamo tutti studenti, ed i tempi erano scanditi fondamentalmente da scuola e studio e tutto il resto, attività più prettamente religioso-spirituali a parte, era demandato ad altri, là si trattava di gestire una quotidianità fatta dall’alternanza preghiera-pulizie-orto-preghiera-cucina-pulizie-riposo-preghiera-lavoretti-preghiera-cucina-serata-preghiera-sonno. Si potrà notare che, oltre alla preghiera, c’era quindi una serie di attività a me del tutto sconosciute con cui dovevo venire a contatto per la prima volta: se le pulizie in qualche modo già me le ero gestite tra i salesiani, qui scoprivo l’esistenza del dover cucinare, a pranzo solo un giorno a settimana, ma a cena, incredibile ma vero, tutte le sere!; del dover svolgere lavori di normale gestione della casa (lampadine, queste sconosciute…); e, soprattutto, dell’ORTO!!! Io, che avevo SEMPRE odiato una dimensione bucolica che andasse oltre il guardare documentari in televisione, mi ritrovavo a dover fare i conti con pomodori, insalate, i Temibili Fagiolini (qualcuno di voi ha mai provato lo stracciamento di palle ed il conseguente mal di schiena del raccogliere i fagiolini?), ed i conigli.

Ma da una parte non potevo certamente fare molto lo schizzinoso, dovendo dare di me non una buona, un’OTTIMA impressione, visto che da quegli unici dieci giorni dipendeva l’esito della mia ammissione in postulato per l’autunno, e dall’altra tutte quelle novità in fondo mi incuriosivano e ci mettevo tutta la mia buona volontà. Il più delle volte, va detto, con esiti disastrosi. Fra Sergio, che era la persona preposta alla gestione di tutta la parte pratica della giornata mia e di Danilo, se con quest’ultimo non aveva grossi problemi, visto che era decisamente più sveglio e capace di me, nei miei confronti capì molto presto che doveva armarsi di molta, molta pazienza ed un atteggiamento decisamente stoico. Dopo aver quindi puntato già molto in alto per le mie possibilità (“Sei capace di aiutarmi a sistemare l’impianto elettrico, sì?”), comprese che doveva partire dalle basi (“No, se tieni la scopa in quel modo ti spazzi sui piedi, e non va bene…”). Insomma, un vero spasso… per me, forse non tanto per lui.

D’altra parte, in quello che invece erano le prime infarciture di storia francescana e rudimenti di teologia e spiritualità, ovviamente ero già decisamente su un altro livello. Anche troppo, forse: il buon p. Oreste, che come ho detto nel post precedente in certi momenti peccava di timidezza e denotava una certa insicurezza, al sentire il mio modo di parlare, vedere la mia cultura generale, verificare la mia conoscenza della vita di Francesco d’Assisi, conoscere quella che era stata la mia esperienza tra i salesiani, si intimidì, e questo atteggiamento gli sarebbe rimasto sempre come sotteso nei nostri rapporti. Ad onor del vero, è un qualcosa che ancora oggi, se voglio, accentuo e mi torna utile in determinati contesti. Al contrario, invece, p. Roby, che apprezzava moltissimo questa mia preparazione ed il mix di imbranataggine quasi infantile e livello culturale sopra la media, diceva spesso “Ci vuole gente come te tra di noi, gente preparata” e questo, naturalmente, non poteva che farmi un enorme piacere, oltre ad ingrossare il mio ego per altri aspetti un po’ saccagnato.

Complice il periodo estivo, un paio di giornate furono anche dedicate ad escursioni montane, che eccitavano tantissimo Oreste, il quale sembrava trasformarsi in una capra tibetana. “Aspetta! ASPETTA! Che non ti stanno dietro!” urlava stizzito fra Sergio, mentre io, che ovviamente era la prima volta che scalavo una seppure piccola cima (oddio, piccola… circa 3000 metri), tentavo disperatamente di non cadere rovinosamente in qualche burrone. “Sei sempre il solito! Non ascolti e fai di testa tua” ” Ma sì, ma sì… siamo tutti vivi no?” I battibecchi tra Oreste e Sergio erano la norma, e mi divertivano molto, oltre a lasciarmi anche abbastanza stupito: in fondo, il primo era il superiore del secondo, in quanto guardiano del convento, eppure questa formalità cedeva il passo alla normalità di un qualsiasi rapporto che si sviluppava in una sorta di famiglia, dove al posto dei legami di sangue c’erano quelli dati da una scelta di vita comune. Tutto questo su di me, che da sempre avevo vissuto la mia solitudine come un peso a volte insopportabile da gestire, esercitava il fascino del canto di una sirena. Mi sembrava fosse tutto quello che avevo sempre desiderato e tutto quello che avrei voluto da lì in poi.

I dieci giorni, ovviamente, volarono in un “amen”. Mi sembrava di essere appena arrivato, che già era ora di ripartire. Sapevo cosa sarebbe avvenuto adesso: la fraternità, ed in particolare Oreste, Roby, Marcello e Sergio, avrebbe dato il suo parere al Provinciale, p. Cesare, sull’opportunità della mia ammissione o meno per l’autunno, ed avrei quindi potuto sapere a breve se la mia vita sarebbe cambiata o se avrei dovuto tornare in quella specie di inferno che mi sembrava ormai essere casa. Era solo questione di (poco) tempo.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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