Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

And the Winner is…

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Quando tornai a casa, mantenni un very low profile. Ovviamente non potevo lasciar trapelare che non aspettavo altro che parlare con p. Cesare per sapere cosa sarebbe stato di me da lì a poche settimane, perché temevo qualche improvviso colpo di testa dei miei genitori. Quindi ripresi la mia apparente normalità, fatta di ore trascorse al pianoforte, finte preparazioni ai prossimi esami universitari (perché, se anche non fossi stato ammesso al Postulato, almeno non avevo la minima intenzione di continuare con quella facoltà per me insopportabile, quindi avrei bucato ogni appello finché i miei non si fossero arresi all’evidenza), sorrisi e gentilezze assortite. Dentro di me, però, si agitava una vera e propria tempesta fatta di speranze e timori, aspettative e rassegnazioni.

Il giorno che salii al Monte sapendo che avrei parlato col Provinciale, l’unico sentimento che provavo era paura. Comunque fosse andata, ero spaventato: lasciare casa dei miei, questa volta sul serio e definitivamente, era un’opzione che, in fondo, era sempre sembrata lontana, anche quando ero dai Salesiani, perché nel mio inconscio avevo saputo, da un certo punto in poi, che non sarei mai entrato nel loro noviziato. Ma anche la prospettiva che tutto si interrompesse, mi venisse detto che no, non potevo ancora, forse mai, accendere al postulato cappuccino e quindi sarei dovuto restare a casa mi terrorizzava, perché in quel caso, forse per la prima volta, non avevo più davvero idea di cosa avrei fatto della  mia vita. Entrai, attraversai il chiosco, salii le scale che portavano alle aree generalmente interdette a chi non fosse frate e bussai alla porta dell’ufficio dove p. Cesare mi stava aspettando.

“Allora, com’è andata a Pinerolo?” “Beh, mi sono trovato bene…” Non sapevo come rispondere: se sembravo troppo sicuro di me, davo l’impressione di strafottenza; se facevo troppo il timido, si poteva pensare che non fossi convinto della decisione di andare in Postulato. Cercavo di lasciare che fosse p. Cesare ad esporsi, ma lui non era uno stupido. Dopo un po’ di schermaglie reciproche, durante le quali nessuno voleva evidentemente scoprire le proprie carte, sbottai.

“Come le ho già detto in altre occasioni, se non entrerò in postulato quest’anno temo che i miei genitori mi impediranno di frequentare non solo Pinerolo, ma anche il Monte. In queste settimane hanno un po’ allentato la corda perché è estate, ma con la ripresa degli studi universitari è ovvio che per loro sarà quella la priorità, ed io sarò di nuovo ingabbiato, come nell’ultimo anno che ho trascorso.” Il mio tono era tra il rassegnato, il terrorizzato ed il determinato.

“Sì, lo penso anch’io. La situazione è certamente complicata in casa tua. D’altra parte, i confratelli di Pinerolo mi hanno detto che sei una persona volenterosa, ma poco portata alla manualità ed alla fatica, quindi potresti essere inadatto ad un certo tipo di vita: noi non siamo intellettuali (-e questo non poteva che essere il giudizio di fra’ Sergio-). Sei anche consapevole delle tue capacità, e questo fa di te una persona poco umile, un po’ troppo saccente (-grazie tante, p. Oreste-). Ma io, e non solo io, credo che come Cappuccini noi abbiamo bisogno di un po’ di precisione, di cultura, di un po’ di quell’atteggiamento salesiano che ti porti dietro (-oltre a quello di p. Cesare qui c’era anche la valutazione di p. Roby, senza dubbio-). Quindi, per me puoi entrare a far parte del postulato a partire dal mese di ottobre. Ci saranno altre 2 persone con te, Danilo che hai già conosciuto, e Carlo. Sarà un anno impegnativo e potrai capire cosa fare del tuo futuro, se la tua strada è tra i frati Cappuccini o meno. Ma io sono contento che tu sia con noi. Dei tuoi genitori non preoccuparti, se ti vogliono realmente bene, capiranno.”

Mesi e mesi di tensione finalmente scoppiarono. Se non fossi stato seduto, probabilmente sarei caduto a terra, perché mi sentii improvvisamente debole, con la testa che girava, come se tutta l’adrenalina accumulata in quel periodo che sembrava infinito fosse improvvisamente defluita dal mio corpo. E, contemporaneamente, mi assalì subito da una parte l’ansia per il dover affrontare i miei, dall’altra la consapevolezza di un passo questa volta sì ineluttabile, che avrebbe realmente cambiato la mia vita. E, forse, non ero ancora così pronto come volevo far credere, a me stesso prima che agli altri. Ma il dado era tratto.

Questa volta non ci potevano essere ripensamenti dell’ultimo minuto, non potevo tirarmi indietro 3 giorni prima di entrare; sapevo quale sarebbe stata l’alternativa, e comunque, rispetto a quello che avevo vissuto con i salesiani, ero realmente più convinto che la spiritualità francescana si avvicinasse maggiormente al mio modo di essere e di interpretare il rapporto col “divino”. Ma certamente, ancora una volta, la situazione che si era venuta a creare e dalla quale era dipesa in parte la mia decisione, aveva creato la necessità di cominciare un percorso in tutta fretta, saltando delle tappe. E questo non potevo ancora saperlo, ma sarebbe stato qualcosa che avrei pagato molto, molto caro. Ma questa è un ‘altra storia, e dovremo raccontarla un’altra volta. Ora, dovevo affrontare la mia famiglia.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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