Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Hic Sunt Leones

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Era una soleggiata mattina del 1° Ottobre 1988 quando, accompagnato da una coppia di genitori con espressioni più simili a quelle che si hanno seguendo un carro funebre che nel vedere il proprio figlio realizzare un’aspirazione, entrai nel convento di Pinerolo per iniziare ufficialmente il mio anno (ma sarebbe stato uno solo…?) di Postulato.

Non riuscivo a distinguere chiaramente le mie emozioni, travolto da un misto di eccitazione, paura, speranza, determinazione, timore, rivalsa, dispiacere. Conoscevo tutto del convento, avendovi trascorso una decina di giorni solo poche settimane prima (“Andreino Pane e Vino”), ma era come vi entrassi per la prima volta, e guardandomi intorno mi pareva quasi di non riconoscerlo. Perché un conto è stare in un luogo sapendo che è un passaggio transitorio, per quanto più o meno lungo, un conto è avere la consapevolezza che quella sarà la tua vita da lì in poi.

P. Oreste era uscito nel cortile antistante il convento, sorridendo, e “Benvenuto! Benvenuto!” mi abbracciava come mi vedesse tornare dopo una lunga e sofferta assenza. C’erano anche Marcello e Roby, di DanDe e Sergio non ricordo con esattezza; quello che ricordo con certezza è che uscirono coloro che sarebbero stati i miei compagni per diversi anni a venire: Danilo e Carlo.

Danilo lo avevo già conosciuto, e quindi fu una faccia non solo familiare, ma amica, che mi fece sentire un po’ meno solo e più tranquillo. Carlo, al contrario, era ancora un perfetto sconosciuto, e mi lasciò perplesso. Di stazza che più che robusta sarebbe corretto definire “panciuta”, era evidentemente più in là negli anni di me e Danilo, tanto che inizialmente, complice anche l’immancabile barba brizzolata, lo scambiai per un frate che ancora non mi fosse stato presentato. “Ciao carrrissimo! Io sono Carrrlo!” Oltre a pizzicare la “erre” (non come Maria, in modo molto più aristocratico…), aveva modi di fare un po’ affettati, formali e vagamente snob, almeno all’inizio. Figlio unico di una famiglia della borghesia torinese, suo padre prima e lui stesso poi avevano lavorato a livello dirigenziale in Iveco. Si era sposato, aveva ricevuto l’annullamento del matrimonio, e dopo diversi anni di quella che lui definiva “ricerca”, era approdato al Monte dei Cappuccini prima e, di conseguenza, a Pinerolo poi, che frequentava nei we assiduamente da almeno un anno, un anno e mezzo. La sua ammissione al Postulato, vista la sua storia personale decisamente anomala, era stata più lunga e più “vagliata”, ma alla fine ce l’aveva fatta anche lui. Aveva esattamente 20 anni più di me, e quindi iniziava questa nuova parte della vita a 40 anni (paradossalmente, era più vecchio di un anno anche di Oreste, che sarebbe stato il nostro superiore). Dotato di grande cultura e curiosità, aveva sì questo modo di fare un po’ aristocratico, ma lo coniugava con un carattere estremamente gioviale e compagnone, creando un mix estremamente divertente, e molto spesso involontariamente esilarante, che lo facevano benvolere proprio da tutti. Paradossalmente, legai molto di più con lui che con Danilo, anche perché l’amore per lo studio e per tutto ciò che era “umanistico” ci univa dandoci lo spunto per lunghe chiacchierate. E’ stata una delle poche persone più grandi di me con cui non sono entrato in una sorta di competizione edipica, perché non sono mai riuscito a proiettare su di lui l’idea di una figura paterna: era un fratellone maggiore, quello che avevo sempre desiderato fin da bambino e che non avevo mai potuto avere. Ma, ovviamente, in quel momento non potevo ancora sapere tutto ciò, e gli strinsi la mano con un misto di curiosità e perplessità.

“Hic sunt Leones!” esclamò un entusiasta p. Roby. Il Postulato, infatti, non aveva accolto nessuno negli ultimi due anni, e avere adesso addirittura tre persone che entravano era una grande gioia per tutti, ma soprattutto per lui, che nella formazione e nell’accompagnamento delle “nuove leve” aveva investito gran parte della vita conventuale. Non poteva sapere, e nemmeno noi, che di tre ne sarebbe rimasto solo uno, proprio quello che più di tutti aveva faticato per essere ammesso e sembrava il più improbabile del gruppo. Ma questa è un’altra storia, e sarà raccontata un’altra volta. Adesso, mentre il portone si chiudeva alle nostre spalle, si apriva un capitolo completamente nuovo della mia vita.

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Un momento: e i miei genitori? Labbra serrate, pugni stretti “Se ci vuoi sentire, chiamaci” avevano sibilato, indicando chiaramente che LORO non si sarebbero fatti vivi. Non ci credevo molto, ma mi sbagliavo, avrebbero mantenuto la loro promessa. Si girarono, salirono in auto e se ne andarono, senza nemmeno mettere piede in convento, proprio mia madre che fino ad allora aveva severamente ispezionato ogni camera in cui avrei dovuto soggiornare. Non salutarono nessuno dei frati, determinati a non avere nulla a che fare con quel branco di poveracci contadinotti, indegni di mischiare la loro quotidianità con la mia. Avrebbero mantenuto per oltre due mesi questo atteggiamento, ma anche la torre apparentemente più fortificata è destinata a capitolare, prima o poi. Sarebbe successo anche a loro.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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