Volevo vivere come CandyCandy…

Racconti di vita in un caos organizzato

Holy (?) Night

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Francesco d’Assisi era un uomo molto concreto. Aveva bisogno di vedere, di toccare, in un impeto che univa spiritualità e carnalità. Per questo, per il desiderio di “vedere con i propri occhi” la nascita del Bambino di Betlemme, decise di mettere in scena una rappresentazione “reale” di quella notte. E creò il primo presepe (oltretutto, vivente). Per questo, il Natale è forse la festività più sentita tra i francescani, con un’intensità anche superiore alla Pasqua. E sempre per questo, la Messa di mezzanotte ha un’importanza fondamentale, è un po’ il culmine ed il principio allo stesso tempo di tutto un anno. Oreste decise che quell’anno la Messa di mezzanotte sarebbe stata officiata da p. Roby, che quindi avrebbe anche tenuto la predica sul Vangelo della Natività.

Ora, come ho già scritto precedentemente (“Andreino pane e vino – Parte prima”), Oreste aveva un enorme timore reverenziale nei confronti di p. Roby, che era stato il suo formatore molti anni addietro. E l’anziano frate lo sapeva benissimo, e mascherava dietro un viso da angelico nonnetto, che ti guardava con occhioni mielati e dolci tipo gatto di Shreck, una notevole furbizia ed una grande voglia di fare quello che voleva senza che nessuno lo potesse fermare. Anche per questo, godeva di un nutrito stuolo di fans, perlopiù signore di mezza-ed oltre- età, che arrivavano a pendere dalle sue labbra con una sorta di estatica venerazione (della quale il vecchio saggio si beava serenamente. Girava sempre con una boccetta di profumo in tasca perché “non voglio puzzare da vecchio”, diceva, con una concessione a frivolezze civettuole che nessuno avrebbe mai sospettato). Carlo, Danilo ed io aspettavamo quindi quella celebrazione con grande curiosità.

Le prime avvisaglie che avrebbero dovuto mettere in allarme Oreste ci furono la sera del 24 a cena, poche ore prima della famosa Messa. “Di cosa parlerai nella predica, Roby?” chiese l’ignaro guardiano del convento; “Mah, niEnte di che…” fu la risposta, con una “E” marcatamente piemontese. E non ci fu più verso di fargli uscire una sola parola dalla bocca, anzi “Mi vado a preparare”, si scusò, alzandosi molto anticipatamente da tavola; e se ne andò, lasciando un Oreste che cominciava a chiedersi se non avesse commesso un errore.

La piccola cappella del convento non poteva contenere molte persone, e proprio per quello i primi “aficionados” cominciarono ad arrivare verso le h.22.00, per non rischiare di dover rimanere fuori. L’ambiente si riempì molto velocemente, ed io rimasi una volta di più meravigliato dell’affetto che circondava la piccola fraternità cappuccina di Pinerolo. Verso le 23.00 iniziammo con una serie di letture e meditazioni tratte dalle cosiddette “Fonti Francescane”, che avrebbero dovuto prepararci alla celebrazione eucaristica vera e propria. A mezzanotte la Messa iniziò.

P. Roby sembrava aver avuto una crisi mistica. Pur basso di statura, camminava come se fosse mezzo metro alzato da terra, gli occhi rivolti verso l’alto (ma che avevano ben bene guardato in giro nella sala, per inquadrare immediatamente il numero ed il tipo di persone presenti…), l’aria umile ed ispirata insieme. Tutto filò liscio fino alla lettura del Vangelo, terminata la quale ci sedemmo per ascoltare la predica.

Silenzio.

Silenzio.

Ancora silenzio.

Oreste iniziò ad agitarsi nervosamente sulla sedia, mentre Roby, appoggiato al leggio da cui era stato proclamato il Vangelo ormai almeno un minuto prima, teneva la testa china sul petto, come a trovare la forza di proferire parola. Di contro, nella cappella non volava una mosca: tutti (e tutte…) erano col fiato sospeso.

“Quando l’angelo Gabriele fece il suo annuncio a Maria e le disse che sarebbe diventata la madre di Gesù” (finalmente aveva cominciato, Oreste si rilassò) “e lei lo disse in giro, nessuno le credette. Pensate: un paese piccolo, dove tutti si conoscono… Una ragazza giovane, non sposata…” (questa predica stava prendendo una piega un po’ strana) “Cosa volete che dicessero? Non potevano che pensare che Maria fosse una poco di buono…” (Oreste sollevò la testa) “Una dai facili costumi…” (Oreste si agitò sulla sedia) “Insomma, una puttXXa” (Oreste sbiancò. Nessuno fiatava. Si sarebbe sentito cadere un ago per terra. Roby aveva appena dato della, diciamo poco di buono, alla Vergine nella predica della Messa di mezzanotte. Io non sapevo se scoppiare a ridere vedendo le facce sconvolte dei frati in primis, ma anche di buona parte delle signore-bene di Pinerolo, o se pensare a come arginare il disastro incombente. Sì, perché mica era ancora finita, la predica).

“E quindi, quando nacque Gesù, cosa pensate che dicessero?” (Oreste stava per avere una sincope) “Guardate, quello è un figlio di puttXXa!”

Pausa di silenzio. Roby aveva gli occhi al cielo, serafico come se avesse appena recitato un PadreNostro; Oreste era terreo, i (pochi) capelli in testa dritti come se avesse messo le dita in una presa di corrente; Marcello, la testa reclinata sul petto, non capivo se per lo sconforto, l’orrore, o semplicemente perché si era addormentato (ogni tanto gli capitava); Sergio gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite. La platea era ghiacciata.

“E perché Gesù si è adattato a questa situazione? A queste offese? Perché ha esposto sua madre a questi insulti?” (la voce di p. Roby si era fatta più decisa, più vibrante, e si alzava mano a mano, gli occhi non più rivolti verso l’alto, ma con un severo cipiglio ben piantati vero le persone di fronte a lui). “Per elevare noi, che siamo un po’ tutti figli di puttXXa, al suo stesso livello. Si è fatto uno di noi, perché NOI potessimo diventare come LUI, FIGLI-DI DIO!!!!”

Silenzio.

Silenzio.

“Amen. Preghiamo”.

Ovazione. Cioè, non ci fu nessun battimani, nessuna ola, niente; ma l’entusiasmo era assolutamente palpabile, come un’ondata adorante che si spostava dall’assemblea verso il piccolo, anziano frate. Che se ne accorgeva, eccome se se ne accorgeva. Oreste, intanto, era uscito un attimo, credo a bere un bicchiere d’acqua ed asciugarsi il sudore.

Al termine della celebrazione, come di consueto, la fraternità si spostò tutta alla porta, in modo da salutare man mano le persone che uscivano. Inutile dire che le lacrime di commozione, i commenti adoranti, i quasi svenimenti, ovviamente femminili, si sprecavano mentre si stringevano le mani di p. Roby (noi eravamo lì, ma praticamente era come non ci fossimo, invisibili, mentre occhi, parole di elogio, complimenti erano tutti per lui). E mentre, sorriso umile e sguardo pudico, ricambiava con apparente imbarazzo, Roby mi guardò, sogghignando sottecchi, e mi fece l’occhiolino.

E fu Buon Natale.

Autore: hygbor

Lettore compulsivo di fumetti, utente compulsivo di tecnologia, curioso compulsivo di luoghi/ persone: solo x il lavoro non ho particolare interesse compulsivo! Nato il 15/10/1968, per citare il titolo di un film "Una Splendida Annata"! Sono stato adottato, ho scoperto di essere gay, ho vissuto in convento come frate cappuccino per 11 anni... Diciamo che non mi sono annoiato

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